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L’India, terra propizia per le energie rinnovabili [10/10/2007]

Traduzione di Silvia Dotti

L’India è uno dei giganti industriali in pieno boom economico, con un fabbisogno energetico in continua crescita sia per le imprese e i traporti sia per i privati. Il Ministero indiano dell’energia, d’altra parte, s’è prefissato l’obiettivo di assicurare «corrente per tutti nel 2012». Infatti, numerosi villaggi non sono stati ancora collegati alla rete elettrica. Inoltre, le interruzioni d’elettricità sono frequenti.

Tuttavia, nella sua corsa ai mezzi di produzione energetica, l’India deve tener conto d’un obbligo stringente: diminuire l’inquinamento e le emissioni di gas a effetto serra (GES), che contribuiscono al riscaldamento del pianeta. Ora, in questo paese con più di un miliardo di abitanti (1,095 miliardi nel 2006), più della metà dell’energia prodotta (53,4%) proviene dal carbone, una fonte energetica che emette grandi quantità di GES. Aggiungendo il gas e il petrolio, il 64,5% delle capacità installate, cioè 87 gigawatt su un totale di 134,7 GW, sono fonti d’elettricità di origine termica. E’, quindi, rapidamente emersa la necessità di ricorrere a forme d’energia non inquinanti, rinnovabili e decentrate. L’India è stata uno dei primi paesi a dotarsi di uno specifico ministero, il Ministero delle Energie Non Convenzionali (MNES), istituito nel 1992. Nel 2006, è stato rinominato Ministero delle Energie Nuove e Rinnovabili (MNRE). Destinato a promuovere proprio queste forme d’energia, tra cui la piccola idraulica (ma non la grande idraulica, che dipende dal Ministero dell’energia), il MNRE può contare su un potenziale immenso. Percorsa dai monsoni, l’India dispone di risorse eoliche utilizzabili stimate a 45.000 megawatt (MW). Il sole splende 300 giorni all’anno, favorendo la diffusione di scalda acqua solari e pannelli fotovoltaici (che consentono, questi ultimi, di trasformare direttamente i raggi del sole in elettricità). Infine, l’agricoltura continua ad essere la principale attività economica per la grande maggioranza della popolazione, di cui quasi i tre quarti vivono in villaggi. Questa situazione apre ottime prospettive per l’utilizzo dei rifiuti verdi in impianti di produzione di biomassa, che non generano solo calore, ma anche elettricità. Così, il potenziale della biomassa in India è stimato a 12.000 MW (senza biocarburanti).

In una decina d’anni, nel subcontinente sono state installate migliaia di mulini a vento e di pannelli solari. Al 30 giugno 2007, la produzione d’elettricità a partire da fonti rinnovabili rappresenta il 7,6% delle capacità installate, cioè 10,17 GW (senza considerare la grande idraulica, che viene contabilizzata a parte e fornisce 34 GW). Nei prossimi cinque anni, ai 10 GW esistenti potrebbero aggiungersi 10 GW supplementari. Infatti, è stato previsto di aumentare la dimensione del parco elettrico indiano di 100 GW entro il 2012. E il MNRE ha stabilito che il 10% dell’aumento dovrà provenire da energie rinnovabili. Per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili, il ministero ha adottato misure di sostegno specifiche per le diverse filiere. A tale scopo, esso dispone di uno strumento finanziario, l’Agenzia Indiana per lo Sviluppo delle Energie Rinnovabili (IREDA ), un organismo pubblico che elargisce aiuti per finanziare progetti di vario genere. Ad esempio prestiti bonificati (a tassi inferiori a quelli di mercato) per l’installazione di parchi eolici, o sovvenzioni per l’acquisto d’impianti ad energia solare. Questi aiuti possono essere richiesti sia dagli utilizzatori finali (privati o imprese) sia dagli intermediari finanziari o dagli enti pubblici – banche, agenzie governative, alcune ONG. Per assistere le società che sviluppano progetti eolici, il Centro per la Tecnologia Eolica o C-WET, centro di studi creato nel 1998 dal MNRE, fornisce dati - sulle potenzialità del vento nelle diverse zone, sulle modellizzazioni dei parchi - a prezzi contenuti. Anche gli enti fornitori d’elettricità dei 29 stati indiani apportano il loro contributo alla politica del MNRE, acquistando a prezzi incoraggianti une parte dell’elettricità prodotta dai mulini a vento. Infine, il settore privato è una fonte primaria di finanziamenti per le energie rinnovabili. Sempre più imprese, infatti, investono in centrali eoliche per assicurarsi la fornitura. Certo, la corrente prodotta dalle turbine non arriva direttamente alla fabbrica dell’investitore, ma l’ente elettrico locale gli garantisce di fornirgliene una quantità pari a quella che avranno generato.

Per riassumere, l’India si appoggia su numerose leve economiche per incentivare lo sfruttamento di fonti pulite d’energia. Con risultati significativi. Alla metà del 2007, il subcontinente indiano è il primo produttore di elettricità d’origine eolica in Asia e il quarto produttore mondiale, dopo la Germania, la Spagna e gli Stati Uniti. La potenza totale dei parchi eolici è aumentata del 40% tra il 2005 e il 2006, raggiungendo, alla fine di marzo del 2007, 7092 MW, di cui più della metà proviene dal Tamil Nadu. L’India ha creato il quinto fabbricante mondiale di mulini a vento, Suzlon. Quest’impresa, detenuta in maggioranza dalla famiglia Tanti, ha fatto parlare di sé all’inizio del 2007, quando ha acquistato, soffiandolo al gruppo nucleare francese Areva, il fabbricante tedesco di mulini a vento Repower. Attualmente, Suzlon sta costruendo uno dei parchi eolici più grandi del mondo. Situato a Dhule, nello Stato del Maharashtra, esso verrà completato alla metà del 2008 ed avrà una capacità di 1000 MW. Il rovescio della medaglia del successo dei mulini a vento in India è che «poiché i siti migliori sono già sfruttati, la qualità del vento sui terreni ancora disponibili diminuisce», riconosce Vivek Kher, direttore della comunicazione di Suzlon.

Per quanto riguarda l’energia solare, 1,9 milioni di m2 di pannelli solari riscaldano l’acqua utilizzata da privati ed imprese. Forni solari installati nei luoghi di meditazione o di pellegrinaggio - come a Taleti, vicino alla città di Mount Abu nel Rajasthan, o a Tirupati nell’Andhra Pradesh – permettono di cucinare al vapore, ogni giorno, decine di migliaia di pasti. Essi sono composti da specchi parabolici che concentrano i raggi solari verso un ricevitore termico, in cui l’acqua fredda è trasformata in vapore. Dal punto di vista della biomassa, si moltiplicano gli inceneritori alimentati con residui agricoli, con residui del legno e con la bagassa prodotta dall’industria della canna da zucchero. La loro potenza supera ormai i 750 MW.

Infine, l’India è anche uno dei principali beneficiari dei progetti MDP (Meccanismo di Sviluppo Pulito), istituiti dal Protocollo di Kyoto. Il principio dei MDP, infatti, è di permettere ai paesi del OCSE e dell’Europa orientale d’investire in progetti di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nei paesi in via di sviluppo. Numerosi progetti MDP sono stati avviati in India, molti dei quali basati sull’impiego di energie rinnovabili: centrali a biomassa o eoliche, impianti solari per l’acqua calda o la cottura a vapore, ecc.

Con tutti questi sforzi, l’India riuscirà a raddoppiare la propria capacità installata in energie rinnovabili, come s’è prefissata, entro il 2012? E qual è la probabilità che l’annuncio del Ministero delle energie rinnovabili si concretizzi ? Il Ministero, infatti, aveva dichiarato, all’inizio del 2006, che 100 000 MW (100 GW, cioè dieci volte di più che nel 2007) provenienti da fonti rinnovabili non sarebbero più stati, entro il 2050, «un sogno, ma una realtà». La risposta dipenderà in gran parte dai mezzi che concederà lo Stato. Ora, la politica energetica dell’India non è sempre coordinata e dipende da più ministeri, tra cui il MNRE e il Ministero dell’energia. I programmi d’aiuto possono essere improvvisamente interrotti o modificati nelle loro attribuzioni. Ad esempio, il finanziamento per l’installazione di moduli fotovoltaici nei villaggi isolati è stato interrotto (poi lentamente ripristinato) in seguito all’aumento dei prezzi delle cellule. Nell’eolico, i sistemi d’aiuto si applicano soprattutto agli investimenti, mentre gli investitori privati vorrebbero che incoraggiassero la produzione d’energia, come fanno i crediti d’imposta sulla produzione in vigore negli Stati Uniti. La pressione esercitata dagli uni e dagli altri per domandare più sostegno a questa o quella filiera, quindi, avanza rapidamente. La risposta nel 2050…