Scheer Hermann

La via tedesca verso il 100% rinnovabile [26/11/2007]

Traduzione di Silvia Dotti

In Germania, l’introduzione e lo sviluppo delle energie rinnovabili sono da ricondurre da un lato alle strategie politiche adottate dagli enti politici autonomi e, dall’altro lato, alle strategie che hanno saputo incentivare l’autonomia degli investimenti. Le strategie che si richiamano all’economia dell’energia – riconoscendo de facto come prioritarie le strutture d’approvvigionamento energetico tradizionali – si sono rivelate, invece, del tutto inefficaci o, comunque, incapaci di progredire.

Le strategie che sfruttano l’autonomia politica e incoraggiano autonome iniziative economiche hanno dato ottimi risultati: infatti, i paesi che si sono aperti alle energie rinnovabili indipendentemente dall’andamento delle trattative tra Stati – prima fra tutti la Germania – hanno compiuto più progressi, qualitativi e quantitativi, di qualsiasi azione politica integrata la diplomazia internazionale abbia cercato di promuovere.

Non a caso, le prime iniziative innovative sono state adottate, per la maggior parte, dalle città autonome, meno dipendenti, rispetto al governo, dal “complesso politico-economico dell’energia”. Spesso, le singole città elaborano ed attuano le loro strategie senza aspettare che vengano conclusi gli accordi internazionali, senza sforzarsi di adempiere a direttive comuni faticosamente predisposte ed impiegando, piuttosto, la propria libertà decisionale per scegliere i migliori strumenti contrattuali. Dovendo integrare governi di buona volontà e governi ostruzionisti, dovendo conciliare molti interessi diversi – legittimi ed illegittimi –, l’approccio internazionale si rivela, invece, inevitabilmente “paraplegico”. In particolare, non ci si può aspettare che vengano abbandonate del tutto le tradizionali concezioni dell’approvvigionamento energetico unilaterale risolvendo, allo stesso tempo, gli aspri conflitti d’interesse che oppongono le energie rinnovabili all’economia energetica convenzionale.

In Germania e in Austria, numerose circoscrizioni e città di piccole dimensioni intendono pervenire o sono già pervenute ad un approvvigionamento energetico locale al 100% autonomo. Negli anni Novanta, è stato introdotto in più di trenta città tedesche il “rimborso a piena copertura delle spese” per l’alimentazione a corrente fotovoltaica, creando così la base industriale necessaria al “programma 100.000 tetti” varato, nel 1999, dal governo federale. Le iniziative regionali e comunali possono essere d’esempio anche per una legislazione più generale, ma è probabile che nessuna di queste iniziative sarebbe stata adottata se le città più all’avanguardia avessero chiesto preliminarmente il parere di esperti scientifici, portati a valutare ogni progetto in un’ottica teorica ed in base ai suoi costi comparati: i progetti comunali, forse, non erano sempre “efficienti rispetto ai costi”, ma essi hanno comunque migliorato, nei comuni, la qualità della vita e l’atmosfera sociale, creando posti di lavoro a livello locale e regionale. I primi imprenditori lanciatisi nella produzione di tecnologie per le energie rinnovabili sono, nella maggior parte dei casi, newcomers e non gruppi industriali attivi nel settore delle tecnologie energetiche tradizionali, che non possono modificare di propria iniziativa i rapporti d’affari con i clienti abituali.

Per i gestori degli impianti che sfruttano le energie rinnovabili, una situazione particolarmente favorevole si è delineata con l’entrata in vigore, in Germania, della Legge sull’Energia Rinnovabile (Erneuerbare-Energie-Gesetz, EEG), che ha avuto uno straordinario successo dal punto di vista della protezione del clima, dell’approvvigionamento energetico, dei posti di lavoro e che, da allora, è stata ripresa da più di 40 paesi in tutto il mondo – ad esempio, la sua introduzione è attualmente discussa dal parlamento dello Stato del Michigan. La EEG stabilisce che l’elettricità prodotta a partire dalle energie rinnovabili deve essere rimborsata dai gestori della rete, trasferendo sulla bolletta dei consumatori, come contributo EEG, la differenza tra l’ammontare del rimborso e il prezzo di mercato della corrente. Le diverse tipologie di energia rinnovabile vengono rimborsate a livelli differenti, in base ai costi di produzione della corrente. Attraverso i suoi tre elementi fondamentali – accesso alla rete garantito, tariffe di rimborso fisse, nessun limite massimo –, la EEG ha assicurato, con gestori indipendenti dall’economia dell’elettricità, l’autonomia degli investimenti. Nuovi attori sono entrati nel mercato, attori che, ora, non devono più chiedere ai fornitori d’energia tradizionali il permesso di accedere alla rete.

In Germania, già alla metà del 2007 è stato raggiunto l’obiettivo, fissato per il 2010, di ampliare del 12,5% l’impiego delle energie rinnovabili nella produzione di elettricità. I risultati della EEG sono chiaramente visibili: nel 2006, essa ha permesso di risparmiare 45 milioni di tonnellate di diossido di carbonio (CO2) – 8 milioni di tonnellate in più che nel 2005 –, apportando così un significativo contributo alla protezione del clima. In totale, nel 2006 le energie rinnovabili hanno permesso di risparmiare circa 100 milioni di tonnellate di CO2. La EEG ha operato anche come incentivo per l’occupazione: dei 214.000 posti di lavoro complessivamente presenti nel settore delle energie rinnovabili, circa 125.000 sono da ricondurre alla EEG. Le energie rinnovabili sono diventate anche un importante settore d’investimento e un fondamentale prodotto d’esportazione: nel 2006, in Germania, sono stati investiti in impianti EEG nove miliardi di euro; il 70% circa dei mulini a vento prodotti in Germania sono stati esportati e uno sviluppo analogo si prospetta nel settore del fotovoltaico. Inoltre, con la corrente EEG è aumentata l’offerta sul mercato dell’elettricità e si sono, di conseguenza, ridotti i prezzi del commercio all’ingrosso della corrente.

Dal 2000, il 95% circa degli investimenti sono stati effettuati da gestori privati o da imprenditori dell’energia attivi a livello comunale, mentre i gruppi industriali dell’elettricità, pur riconoscendo che la legge consente investimenti senza rischi e con profitti redditizi, non si sono lanciati nel settore: nel 2004, ad esempio, i grandi imprenditori dell’elettricità detenevano soltanto il 23% delle capacità installate, sul piano mondiale, nel settore dell’energia eolica (9750 da 42.400 MW).

L’esempio tedesco, in definitiva, dimostra che, per avere successo, le energie rinnovabili devono basarsi su tre fattori strategici:

  • Su una disponibilità energetica estesa ed indipendente, invece che sulla concentrazione dell’energia in particolari zone “economiche” internazionali, in una sorta di “cintura del sole” del globo terrestre;
  • Sul decentramento politico, invece che su istituzioni internazionali e sull’”armonizzazione del mercato”;
  • Sull’incentivo fornito agli investimenti autonomi, invece che su piani d’investimento statali nell’economia dell’energia.

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