Bailly Olivier

Alloggi sociali: un pozzo energetico senza fondo/i? [20/11/2008]

Traduzione di Silvia Dotti

Il cambiamento climatico rimanda, oggi, a due certezze. Primo, si sta manifestando ora. Secondo, una delle sue cause è antropica: l’uomo emette troppi gas a effetto serra. Tra i comportamenti umani incriminati, viene regolarmente stigmatizzato il trasporto su strada. Tuttavia, sull’ambiente si ripercuote con forza anche un’altra attività: l’abitare. E agire su questo settore risulta ancora più importante se si considera che esso presenta, secondo la Commissione europea, il maggior potenziale di risparmio energetico (il 27% dell’energia utilizzata) [1].

L’Unione europea ha ben compreso l’importanza di intervenire nel settore delle costruzioni, come dimostra l’adozione, nel 2002 [2], di una direttiva sul Rendimento energetico dell’edilizia [3]. La direttiva stabilisce i criteri generali di un metodo di calcolo del rendimento energetico integrato degli edifici e prevede l’applicazione, sia agli edifici nuovi sia agli edifici esistenti di grandi dimensioni, oggetto di significativi lavori di ristrutturazione, di requisiti minimi nel campo del rendimento energetico. La direttiva prende in considerazione l’isolamento termico, la ventilazione, l’illuminazione, gli impianti tecnici di riscaldamento e climatizzazione.

Di fronte a questa sfida, però, né gli Stati né i singoli individui partono dalla stessa situazione iniziale.

Le diverse difficoltà degli Stati…

Innanzitutto gli Stati. Il parco immobiliare di ogni nazione è cresciuto, nel corso del XX secolo, a ritmi differenti. Se più della metà del parco immobiliare irlandese e cipriota è stata costruita dopo il 1980, solo il 14% degli edifici inglesi e tedeschi è stato realizzato nello stesso arco di tempo. Particolarmente vecchio è il parco immobiliare inglese, con il 62% delle costruzioni risalenti a prima del 1970 (una casa su cinque è stata costruita, oltre Manica, prima del 1919!) [4]. Queste longevità significano vecchiaia, cattivo isolamento e, quindi, dispersione di calore e perdita d’energia.

…E la penalizzazione dei poveri

Ma, indipendentemente dal paese in cui vivono, il costo sempre crescente dell’energia fossile indebolisce, ogni anno un po’ di più, gli indigenti, incapaci sia di acquistare una casa sia di ristrutturare l’abitazione affittata. Uno studio ha dimostrato che, in Europa, il 20% delle famiglie con i redditi più bassi ne destinavano all’alloggio il 37%, mentre il quinto superiore (il 20% delle famiglie con il reddito disponibile equivalente più elevato) vi destinavano il 31% [5]. Senza investire nelle abitazioni, i redditi inferiori spenderanno, per l’alloggio e il riscaldamento, sempre di più.

Il possesso di un bene immobiliare permetterebbe loro di approfittare degli incentivi e degli sgravi fiscali istituiti dagli Stati per incoraggiare il risparmio energetico. Ma, purtroppo, l’investimento è fuori dalla loro portata. Sempre più. Uno studio della Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS) [6].

Di fronte a questi aumenti a catena, in atto nella maggior parte dei paesi, l’affitto resta l’unico modo per poter disporre di un alloggio.

Nei paesi che organizzano l’alloggio sociale, queste abitazioni a buon mercato e spesso male isolate sono prese d’assalto. Se ne registra l’insufficienza in Belgio, in Francia [7].

Isolare gli indigenti

Una delle soluzioni per evitare il circolo vizioso di un alloggio sociale sempre più caro in termini energetici sarebbe di convertirli in edifici a basso consumo energetico, in edifici passivi [8]. In Europa, l’alloggio sociale (riconosciuto come missione di interesse generale) può ricevere aiuti dagli Stati senza passare per un accordo della Commissione europea. Questi aiuti, così, potrebbero concentrarsi sul rendimento energetico degli edifici. I fondi strutturali europei permetterebbero agli Stati di investire negli alloggi sociali, di rinnovarli per ridurre il costo energetico dell’affitto.

In caso contrario aumenterebbero le disuguaglianze sociali, perché degli aiuti statali volti a ridurre il consumo energetico beneficiano essenzialmente i redditi medi, in grado di ristrutturare la propria abitazione o di costruirne una nuova secondo le norme energetiche attuali. Sostenere le famiglie a basso reddito, riducendone le spese energetiche attraverso investimenti nelle abitazioni, è vantaggioso anche per gli enti pubblici proprietari.

Sebastian Moreno, architetto specializzato in abitazioni passive, ritiene, infatti, che la collettività trarrebbe vantaggio dalla costruzione di alloggi sociali a basso consumo energetico, con spese incluse: “L’organismo (pubblico, NDLR) includerebbe le spese nell’affitto e garantirebbe 20-22 gradi tutto l’anno. Tutti sono vincitori. Quando una famiglia deve pagare 300 euro di affitto e la stessa cifra di riscaldamento, pensa prima a riscaldarsi. Il sistema evita, quindi, il mancato pagamento degli affitti e gestisce il patrimonio come un buon padre di famiglia” [9].

Questa proposta sembra più promettente dei sussidi stanziati per gli alloggi in Francia, assorbiti dagli aumenti degli affitti [10] creato in Belgio per pagare le spese di riscaldamento dei più poveri. Questa misura d’urgenza è necessaria, ma, senza un’altra politica energetica, essa trasformerà gli alloggi sociali in barili bucati.

Cambiamento in corso?

Esistono già delle iniziative che coniugano alloggi sociali e rendimento energetico. Gli alloggi sociali passivi permettono, in Germania (dove il parco immobiliare è stato essenzialmente ricostruito subito dopo la seconda guerra mondiale), un risparmio energetico del 80% rispetto ad altre abitazioni, ristrutturate secondo le norme standard. In Belgio, il progetto sociale «Iles aux Oiseaux» a Mons rinnova immobili costruiti 40 anni fa, costruisce 210 alloggi a bassa energia e 29 alloggi passivi.

Più conosciuto, il progetto BedZED (Beddington Zero Energy (fossil) Development), a sud di Londra, destina all’alloggio sociale un terzo delle sue abitazioni, mentre il quartiere di Kronsberg [11], a Hannover (Germania), vanta ottimi risultati in termini di rispetto ambientale e di eterogeneità sociale (con 2700 alloggi sociali). Questi esempi dimostrano che l’abitazione passiva, benché leggermente più costosa da costruire, può e deve coincidere con l’abitazione sociale. Altrimenti, il rendimento energetico degli edifici potrebbe costituire una nuova discriminazione sociale. Male isolati, i poveri pagherebbero sempre più. I ricchi pagherebbero sempre meno. Da cui sempre più gli…isolati.

Bibliografia

Sitografia


Note

1. Informazione citata in Développement urbain durable et efficacité énergétique. Comment inscrire vos projets dans la politique de cohésion de l’UE à 27 ? Mode d’emploi des fonds structurels 2007-2013, L’Union sociale pour l’habitat, gennaio 2007, Francia.

2. La direttiva, poi, deve essere trasposta e applicata nel diritto nazionale – passaggio già compiuto in diversi paesi.

3. Efficacité énergétique: performance énergétique des bâtiments. E' opportuno ricordare che il settore abitativo non fa parte delle competenze dell'Unione europea. Esiste, tuttavia, una Carta europea dell'alloggio.

4. Rapports nationaux réguliers sur les évolutions en matières de politiques de logement dans les pays européens, synthèse, septembre 2006.

5. Enquête 2005 sur le budget des ménages dans l'UE27. Plus de la moitié des dépenses des ménages consacrées au logement et à l'alimentation, Comunicato stampa Eurostat, 88/2008, 19 giugno 2008.

6. Questo istituto si descrive così: «Con 110.000 membri in più di 100 paesi, la RICS è la principale istanza internazionale che si occupa di tutti gli aspetti del settore immobiliare, che si tratti del terreno, della proprietà, della costruzione o delle questioni ambientali legate all’attività immobiliare».]] relativo al 2005 distingueva i paesi europei, in base al prezzo degli alloggi, in tre categorie: i paesi che presentavano aumenti considerevoli, superiori al 10% (Francia, Spagna, Irlanda e Regno Unito, nonché la Polonia); quelli in cui l’aumento dei prezzi immobiliari è forte, attorno al 5% (Belgio, Svezia, Finlandia, Portogallo, Italia e Danimarca); i paesi, infine, in cui l’aumento dei prezzi è debole o inesistente (Paesi Bassi, Svizzera, Germania, Austria e Grecia)[[RICS: Analyse du logement en Europe en 2005. Résumé. Trad. it. Analisi RICS del mercato immobiliare residenziale Europeo nel 2005. Riassunto e commenti.

7. La Fondation Abbé Pierre nel rapporto L’état du mal-logement en France. Rapport annuel 2008 stima a 1,3 milioni le richieste in attesa per l’alloggio sociale.]] o in Olanda. E queste difficoltà sono generalizzate: in Ungheria, solo il 8-9% del parco residenziale è dato in affitto, con una bassa quota di alloggi sociali. In Spagna, trovare un’abitazione abbordabile è un privilegio. L’Irlanda si è appena ripresa da un aumento dei prezzi degli affitti, nel 1998, del 40%. La Slovenia, l’Ungheria e la Lettonia constatano lo stato penoso dei loro alloggi sociali[[Queste informazioni sono tratte dai rapporti nazionali sugli alloggi in Rapports nationaux réguliers sur les évolutions en matières de politiques de logement dans les pays européens, synthèse, septembre 2006.

8. Una casa a basso consumo energetico permette di ridurre di tre quarti le spese di riscaldamento.

9. Argomento sostenuto nell’articolo Isolons les pauvres !, Olivier Bailly, 17 maggio 2008, sul sito belga Info-Durable.

10. Il prezzo di tutti gli affitti è aumentato più rapidamente dell’indice dei prezzi, ma questa constatazione vale soprattutto per le famiglie più povere. Si veda Gabrielle Fack, Pourquoi les ménages à bas revenus paient-ils des loyers de plus en plus élevés ? L’incidence des aides au logement en France (1973-2002), in «Economie et statistique» N° 381-382, 2005. La stessa constatazione è espressa, per il Belgio, nella nota di discussione del Service de lutte contre la pauvreté, la précarité et l'exclusion sociale, Le droit à un logement décent 10 après le rapport général sur la pauvreté, avril 2005.]], o del Fondo sociale[[Questo fondo garantisce un intervento finanziario in favore dei «consumatori a basso reddito», nel momento in cui il prezzo del gasolio per il riscaldamento o del propano supera un certo ammontare al litro. Più è alto il prezzo, più cospicuo diventa l’intervento. Si veda il sito Fond Social Chauffage.

11. Quartiers durables. Guide d’expériences européennes, ARENE (Agence Régionale de l’Environnement et des Nouvelles Energies, Ile-de-France), IMBE (Institut Méditerranéen du Bâtiment et de l'Environnement), aprile 2005.

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