Nogarin Mauro

Argentina: nuove risorse marittime e nuove sfide [20/02/2009] download pdf

La produzione del petrolio in Argentina ha cominciato a diminuire già dal 1998 e di questo passo, secondo la previsione del presidente dell’Istituto Argentino dell’Energia Gen. Mosconi, Jorge Lapeña, il Ministero dell’Energia dovrà molto probabilmente importare il greggio dai paesi vicini. Anche sul fronte esplorativo sono rimasti irrisolti alcuni problemi. Negli ultimi quindici anni, infatti, non sono stati scoperti nuovi giacimenti di petrolio, a causa della mancanza di una politica energetica proiettata al futuro. Simili problemi esistono anche con il gas naturale, il cui consumo è, dal 2004, in costante aumento, per soddisfare la domanda proveniente dall’imponente flotta di veicoli a GNC e dal settore domestico.

Per correre ai ripari, il governo ha deciso di finanziare il progetto Aurora, per cui la compagnia petrolifera spagnola-argentina YPF ha deciso di riprendere, dopo oltre 30 anni, le attività esplorative offshore di gas e petrolio nel proprio paese, più precisamente nel bacino del Golfo di San Jorge. Sarà il primo di una lunga serie, considerato che l’area da esplorare si estende per 200 mila kmq, il 35% dei quali con un alto indice di probabilità di trovare sacche di gas naturale e petrolio nel fondale marino. Nella prima fase dell’esplorazione si perforeranno quattro pozzi a una profondità di 2200 metri; per sei mesi circa si osserverà il flusso di greggio e, se risulterà constante, si passerà alla fase tre, cioè alla costruzione di una piattaforma centrale con possibilità di separazione di liquidi; questa sarà, poi, connessa a un oleodotto con una tubazione di 24 pollici di diametro e una lunghezza di 50 Km, necessario per trasportare il prodotto al terminal – situato in prossimità della città di Comodoro Rivadavia.

Il progetto GNEA

Il 29 giugno del 2006, presso la città argentina di Hurlingham, l’azienda statale boliviana YPFB ha sottoscritto con ENARSA-Argentina il più grande contratto per la vendita di gas naturale della loro storia. Tale contratto stabilisce che la Bolivia diventerà il primo fornitore di gas naturale per l’Argentina, con un importo che raggiunge i 17 mila milioni di dollari per i prossimi 20 anni.

Il GNEA (Gasoducto para el Norte Este Argentino) avrà come obiettivo di soddisfare la domanda di sette province argentine, passando dagli attuali 4,5 ai 27,7 milioni di metri cubi al giorno (vedi tabella A1).

Tabella A1

Anno Volume in MM m3/d  
  Minimo Massimo
2007 5,39 5,66
2008 7,74 8,17
2009 10,12 10,62
2010 14,35 14,88
2011 25,34 25,82
2012 22,40 22,85
2013 20,93 21,38
2014 20,07 20,49
2015 18,76 19,15
2016 16,92 17,26
2017 14,20 14,49
2018 13,18 13,42
2019 11,05 11,25
2020 12,66 12,87
2021 9,87 10,05
2022 8,23 8,38
2023 6,28 6,41
2024 4,57 4,69
2025 3,48 3,60
2026 1,52 1,63

Fonte: YPFB

Nonostante le difficoltà iniziali – dovute alla precarietà dell’infrastruttura petriolifera boliviana, che ha limitato la capacità di trasporto –, verso la seconda metà del 2008 i volumi sono andati crescendo in modo graduale ma constante, avvicinandosi a quelli sottoscritti dal contratto del GNEA.

L’obiettivo principale dell’Argentina consiste nell’aumentare lo sviluppo industriale ed economico nelle zone più deboli del nord, come la provincia del Gran Chaco, dove, nelle ultime due decadi, non si sono registrati progressi significativi come nel resto del paese. A livello politico, questa nuova fase di collaborazione mira a rafforzare i rapporti politico-economici tra i due paesi e le rispettive aziende statali, YPFB ed ENARSA: da una parte per le ingenti riserve di gas naturale boliviano, calcolate in 48,7 TPC (2005), e dall’altra per l’alto livello di know how in materia di nuove tecnologie nell’esplorazione di nuovi pozzi di gas e petrolio.

Il pozzo prescelto per soddisfare il volume di gas naturale indicato nel contratto GNEA è il campo Margarita, situato in prossimità della frontiera con l’Argentina, controllato per il 49% da Repsol-YPF e per il 51% da YPFB, considerato, con 13,42 trilioni di piedi cubi (TCP) di gas naturale e 303 milioni di barili di petrolio, il maggior giacimento di idrocarburi della Bolivia.

Nell’ambito di questo gigantesco progetto, sono due i problemi che preoccupano l’Argentina. Bisogna considerare che, dopo la nazionalizzazione boliviana degli idrocarburi del 1 maggio del 2006, Petrobras, la principale azienda che opera nel Campo Margarita, ha espresso alcuni dubbi sulla sicurezza giuridica della propria filiale in Bolivia, generando così un clima di incertezza economica per gli investimenti a breve e a lungo termine, volti ad aumentare, con la perforazione di nuovi pozzi, la capacità produttiva. In questi mesi, infatti, è in atto un braccio di ferro tra YPFB e le aziende che operano in Bolivia, confinate, ormai, a una semplice prestazione di servizi: da una parte, l’azienda operante richiede maggiori sicurezze giuridiche per investire, mentre, dall’altra, il governo richiede il rispetto del contratto e l’investimento dei capitali pattuiti. Questa fase di stallo sta causando un ritardo nell’invio dei volumi di gas verso l’Argentina, al punto che, in un primo momento, l’azienda statale ENARSA aveva prospettato una sanzione per l’inadempimento del contratto. Tuttavia, grazie all’ottimo momento politico congiunturale tra i due paesi, tali sanzioni non sono state applicate.

L’altra grande sfida per garantire l’offerta di gas e petrolio nel prossimo futuro è arrivata il 12 novembre del 2008, quando la presidente argentina Cristina Fernandez ha lanciato un nuovo piano per la politica energetica nazionale – indispensabile per incentivare la produzione di greggio e alimentare, allo stesso tempo, le esigue riserve esistenti. Con i programmi Petrolio Plus e Raffinazione Plus nella provincia patagonica di Neuquen inizieranno una serie di progetti per l’esplorazione di nuovi giacimenti di idrocarburi, oltre alla costruzione di nuove raffinerie e all’ampliamento di quelle esistenti. I due nuovi strumenti verranno finanziati con un investimento di ottomila 570 milioni di dollari, gran parte dei quali sotto forma di incentivi e sgravi fiscali per le aziende che opereranno.

Gasdotto GNEA
Gasdotto GNEA

Biocombustibili

L’associazione argentina dei biocombustibili (AABH) ha assicurato che, nel corso del 2008, il paese ha esportato 1,2 milioni di tonnellate di biodiesel – una cifra davvero incoraggiante rispetto alle 319 mila tonnellate dell’anno precedente – con un prezzo medio di 841 dollari americani per tonnellata, generando così un’entrata di 268 milioni di dollari. Il 76% di tale volume è approdato negli Stati Uniti, il 23,7% in Europa.

Anche uno studio recente realizzato dalla SEGE dell’Università del Winsconsin conferma che gli esperti sono sempre piú convinti che l’Argentina disponga di tutte le condizioni per diventare, nel prossimo futuro, un punto di riferimento per la produzione di biodiesel a livello mondiale. L’analisi si riferisce a 266 paesi, con l’obiettivo di ponderare il potenziale che ognuno può offrire in termini di volume di produzione di biodiesel. A confermare questo trend argentino c’è l’inaugurazione, nell’ottobre del 2007, di due piattaforme, ognuna delle quali puo’ produrre 200 mila tonnellate di biodiesel.

Attualmente sono otto le aziende regolarmente iscritte al Programma Nazionale per i Biocombustibili del Ministero dell’Agricoltura per produrre biodiesel, e cercheranno di approffittare delle coltivazioni alternative, come la Jatropha curcas e il Cocotero, due piante che saranno in grado di garantire biocombustibili per i prossimi 10-15 anni.

A continuare questa tendenza, che ha prodotto risultati molto soddisfacenti, c’è il piano lanciato dal ministro per la pianificazione argetino Julio De Vido, per cui, a partire dal 2010, sarà obbligatorio introdurre il 5% di bioetanolo nelle nafte. Secondo un criterio sostenibile controllato dall’organo di monitoraggio del ministero dell’agricoltura, le piantagioni di canna da zucchero verranno coltivate nelle province settentrionali di Tucuman, Salta e Jujuy. Il totale dell’investimento stanziato dal governo, che creerà circa quattromila posti di lavoro, è di 500 milioni di dollari; verrà, inoltre, applicata una serie di sgravi fiscali all’economia delle regioni produttrici e alle piccole e medie imprese che parteciperanno al programma. Secondo le stime calcolate dal governo, la domanda iniziale di bioetanolo sarà di 300 milioni di dollari all’anno e, con l’investimento di 500 milioni, genererà una produzione superiore a seicento milioni di metri cubi all’anno.

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