Nogarin Mauro

Cile: l'inizio della diversificazione energetica [24/02/2009] download pdf

In base a una recente analisi della Commissione Nazionale Energia (CNE) di Santiago, il consumo di energia primaria del Cile è pressoché raddoppiato dal 1994 al 2006, passando da 166,5 a 295,6 mila teracalorie. Nonostante il consumo di petrolio, carbone, fonti idroelettriche e legna sia rimasto constante, il gas naturale ha registrato un forte incremento, passando dall’11% del 1994 al 25% del 2006. Le previsioni formulate dagli esperti del medesimo organismo cileno per il decennio 2006-2015 segnalano un ulteriore aumento, che toccherà le 435 mila teracalorie alla fine dell’ultimo anno del periodo in questione. Questi dati mostrano quanto sia elevato, a causa dell’importazione di materie prime, il prezzo da pagare per sostenere l’alto indice di sviluppo economico del paese: nel 2006 il Cile ha acquistato il 98% del greggio, il 96% del carbone e il 75% del gas naturale.

A rendere ancora più difficile la situazione energetica si è aggiunta, negli ultimi dodici mesi, la forte volatilità del prezzo del greggio. Nella conferenza stampa del 30 dicembre scorso, il Ministro dell’Energia Marcelo Tokman ha ribadito più volte le grandi difficoltà che si sono dovute affrontare per soddisfare il fabbisogno energetico interno e che, per un attimo, hanno fatto ricordare la terribile crisi vissuta dieci anni fa. Dalla promulgazione del decreto presidenziale per il razionamento preventivo dell’energia nelle ore di punta al razionamento dell’acqua dei bacini idrici di Laja e Maule: tutte misure finalizzate a ottenere un risparmio generale, per evitare l’interruzione di entrambi i servizi.

Molto diverso, invece, lo stato attuale dell’infrastruttura nel settore degli idrocarburi, considerata una delle più efficienti dell’America Latina in quanto, negli ultimi 35 anni, sono stati investiti ingenti capitali per costruire la rete di gasdotti e oleodotti. Basti pensare che la capacità odierna di stoccaggio del greggio (35%) raggiunge, assieme ai combustibili liquidi (58%) e al GNL (7%), i 3,3 milioni di metri cubi. Dal 1961 ad oggi l’Empresa Nacional del Petróleo (ENAP) ha costruito più di 1400 Km di gasdotti, che riforniscono l’intero paese, in maniera capillare, da nord a sud.

Cartografia dei principali oleodotti presenti in Cile
Cartografia dei principali oleodotti presenti in Cile
Cartografia dei gasdotti presenti in Cile
Cartografia dei gasdotti presenti in Cile
Cartografia generale dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti in Cile
Cartografia generale dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti in Cile
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nelle regioni 1, 2, 3 e 4
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nelle regioni 1, 2, 3 e 4
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nelle regioni 5, 6, 7 e 8
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nelle regioni 5, 6, 7 e 8
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nelle regioni 9, 10 e 11
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nelle regioni 9, 10 e 11
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nella regione 12
Cartografia dei principali porti marittimi e sistemi di stoccaggio presenti nella regione 12

Dopo la crisi, alla fine degli anni ’90, il governo di Michelle Bachelet ha deciso di portare avanti una politica energetica più innovativa delle precedenti, volta a diversificare la matrice energetica attraverso una serie di investimenti, previsti per il quadriennio 2008-2012, per un volume complessivo di circa 27 mila milioni di dollari per tutto il settore.

Con la costruzione di centrali di rigasificazione del GNL, installate nei porti marittimi di Quintero e Mejillones, il Cile ha compiuto il primo passo verso una maggiore autonomia energetica, soprattutto nei tempi di maggiore instabilità dei prezzi. L’incorporamento della nuova struttura garantirà la fornitura dell’energia richiesta dal tessuto industriale presente nella parte centrale e settentrionale del paese, polmone dell’economia nazionale.

Porto Quintero

Secondo il piano approvato dal governo, questa importante struttura energetica entrerà in funzione nella seconda metà del 2009. Il consorzio di aziende che la controlla comprende British Gas, ENAP, Endesa e Metrogas.

Il terminal marittimo di rigasificazione di Quintero avrà una capacità di 2,5 milioni di tonnellate di gas naturale all’anno e inizierà a funzionare nel primo semestre del 2009. Tra i vari elementi che costituiscono questa centrale, quello più importante è il molo di 1800 metri di lunghezza, sorretto da cinquecento piloni sommersi nelle acque costiere del porto di Quintero. Sulla terraferma, invece, si trovano tre mega serbatoi di stoccaggio con un’altezza di sessanta metri, due dei quali avranno una capacità di 160 mila metri cubi e uno di 14 mila metri cubi.

Grazie alle attrezzature impiegate per la loro costruzione, da marzo a oggi, l’opera si trova al 55% della sua realizzazione, con un investimento totale di mille milioni di dollari. Quando sarà operativo, il terminal di rigasificazione permetterà di soddisfare il 40% del totale della domanda di gas naturale dell’intero paese.

Anche se sono ben poche le prospettive di migliorare la situazione energetica cilena, a prescindere dalla scarsità di risorse naturali del paese, alcune inchieste condotte dalla stampa specializzata hanno rivelato delle perplessità sul rendimento economico di questa costosa operazione. Negli ultimi tempi, infatti, il prezzo del GNL è passato da 6 a 13 dollari per milione di BTU, allungando, così, il periodo di ammortizzamento, visto che il consorzio incaricato di costruire l’impianto non è totalmente cileno: British Gas BG possiede il 40%, mentre Endesa, Enap e Metrogas possiedono il 20% ciascuno. Questo significa il pagamento di un dazio: qualsiasi azienda che desideri acquistare il gas proveniente da questo gasdotto dovrà sborsare un sovrapprezzo del 15%, per i diritti di utilizzo del terminale. Tali elementi peggiorano le condizioni di competitività, sia rispetto all’importazione del gas proveniente dall’Argentina, acquistato a sua volta dalla Bolivia, sia con l’inevitabile aumento del prezzo dell’energia elettrica prodotta dalle centrali termoelettriche che vengono alimentate dal gas di Quintero e Mejillones.

Porto Mejillones

Situato nella regione settentrionale di Antofagasta, questo terminal marittimo inizierà dalla seconda metà del 2010 la propria attività di rigasificazione del gas naturale, per rifornire il nord del paese, completando così il progetto di diversificazione energetica messo in atto, agli inizi del 2008, dall’attuale presidente Michelle Bachelet.

Il progetto prevede un investimento di 500 milioni di dollari e verrà costruito dall’impresa statale Codelco in collaborazione con la Suez Energy International, le quali hanno firmato un accordo con la società GNL Mejillones per la fornitura di gas alle centrali elettriche della rete del SING (Sistema Interconectado del Norte Grande). La capacità di produzione sarà di 5,5 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno, necessari per generare 1100 Megawatt di elettricità.

Il gasdotto costruito si collegherà a quello del NorAndino e di Atacama e avrà una lunghezza di 8,3 chilometri. In questa zona si trovano le centrali termoelettriche Mejillones di Edelnor S.A. e Tocopilla di Electroandina, mentre nel secondo blocco verrà rifornita la centrale termica di Atacama, controllata dalla società GasAtacama. Le tre centrali appartengono al sistema integrato del nord (SING).

Energie alternative

Se si considera che la superficie totale del Cile è di circa 75 milioni di ettari, di cui solo 5,2 milioni sono coltivabili, è abbastanza evidente che esistono forti limiti alla produzione di biocombustibili di prima generazione. Sulla base di questo importante quadro geografico, il governo cileno fin dall’inizio ha deciso di evitare di danneggiare le scorte alimentari producendo biocombustibili, che logicamente farebbero diminuire la superficie coltivabile – com’è accaduto in Messico l’anno scorso, con la diminuzione della produzione di mais e il conseguente aumento dei prezzi dei prodotti derivati.

Per questa ragione, nel 2008 il CORFO (agenzia per lo sviluppo economico cileno) ha stanziato fondi per un totale di 400 milioni di dollari, dopo l’approvazione di una nuova legge che finanzia la ricerca e l’applicazione di tutte le fonti energetiche rinnovabili non convenzionali. Le aree di ricerca prevedono la costruzione di centrali eoliche e l’esplorazione di fonti geotermiche, oltre alla costruzione, nel 2009, di un moderno centro ricerche, finanziato dalla Germania, che collaborerà strettamente con l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA).

Le opzioni scelte dal governo cileno sono tre:

  1. Produzione di etanolo con i biocarburanti di seconda generazione, ricavati dalla lavorazione di materiale lignocellulosico;
  2. Applicazione di coltivazioni intensive di Jatropha curcas per la produzione di biodiesel;
  3. Potenziamento delle centrali di biogas metano.

Nel primo caso, nonostante la tecnologia non permetta ancora di ottenere prodotti economicamente interessanti, il ministero dell’energia cileno ha già creato un consorzio per potenziare i vari istituti di ricerca, in collaborazione con organismi internazionali. La seconda opzione, invece, ha trovato un impiego favorevole nel nord del paese e ha permesso di ottenere un risultato pari a 2600 litri di olio per ettaro coltivato. Tuttavia, l’unico elemento che crea ancora qualche difficoltà – oltre al pericolo di gelate e all’elevata salinità dell’aria in questa regione – è la grande quantità di acqua necessaria per soddisfare il fabbisogno idrico della Jatropha, risorsa di cui il Cile notoriamente scarseggia. Sul terzo punto, grazie a una collaborazione scientifica con il Ministero della Cooperazione tedesco, è stata costruita nella città di Negrete, conosciuta per la sua politica strettamente ecologica, una centrale pilota per la produzione di energia elettrica e termica da 200 MWh, che utilizza gli scarti organici prodotti da duecento vacche e i rifiuti raccolti nelle mense del liceo per gli studi di scienze agricole di Negrete.

Sullo stesso argomento