Nogarin Mauro

Trinidad e Tobago: le nuove riserve di gas e petrolio [24/02/2009] download pdf

Negli ultimi sette anni, questo piccolo paese dei Caraibi ha fatto passi molto importanti nello sviluppo industriale e l’obiettivo prefissato dall’attuale governo è di essere un paese all’avanguardia nel 2020, dal punto di vista della diversificazione sia economica sia infrastrutturale.

Nel 2007 il settore degli idrocarburi ha rappresentato il 45% del Prodotto Interno Lordo nazionale, vale a dire un incremento di 14 punti percentuali rispetto al 2001, con l’80% delle esportazioni del mercato estero. Come è facile immaginare, questi dati hanno contribuito in modo decisivo a far aumentare il tasso di crescita economica, negli ultimi cinque anni, a una media del 9,2%; l’indice di crescita economica, poi, si è fermato al 5,5% nel 2007 e al 3,5% nel 2008, a causa del ritmo fluttuante del prezzo del greggio. Gli investimenti provenienti dall’estero sono stati, lo scorso anno, di 882 milioni di dollari, oltre quattro volte di più rispetto ai 200 milioni del 2001.

Con il potenziamento del settore petrolifero, nell’arco di pochi anni Trinidad e Tobago è riuscito a lanciare un chiaro segnale alla comunità finanziaria internazionale, per consolidare un’economia nazionale dalle grandi potenzialità – che comunque, secondo diversi esperti, potrebbe sbilanciarsi in modo azzardato se non si dovessero prendere certe precauzioni, come, per esempio, incentivi fiscali per le attività di esplorazione, revisione del sistema delle imposte, ecc.

Il partito dell’opposizione, il Congreso del Pueblo, da tempo ha avvertito il governo che la continua approvazione di nuovi progetti per la costruzione di fabbriche con cui potenziare il settore siderurgico – come la fonderia Alutrint, il complesso Essar Steel e la piattaforma Ansa UAN – comporta un maggior consumo di gas, un particolare che non sarebbe stato debitamente considerato nell’ambito del crescente fabbisogno energetico del mercato interno. Allo stesso tempo, il Ministero dell’Energia sta cercando di introdurre nuove tecnologie relative all’industrializzazione su grande scala, come la petrolchimica, il GNL o la produzione di metanolo. Basta menzionare che la Methanol Holdings è considerata una delle aziende più importanti a livello mondiale e appartiene al gruppo finanziario locale CL. Infine, secondo un recente studio di fattibilità condotto da un gruppo di esperti della CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi), esistono buone possibilità di iniziare un programma per la produzione di biocombustibili, soprattutto etanolo a partire dalla coltivazione della canna da zucchero.

Uno dei fattori chiave che hanno contribuito a costruire il nuovo impero industriale di Trinidad e Tobago è rappresentato dalle allenaze strategiche con partner internazionali di grande esperienza, come la British Petroleum Trinidad & Tobago e la BHP Billiton, grazie alle quali questo paese è riuscito, nel corso degli ultimi otto anni, a consolidare una potenzialità energetica considerevole. Attraverso le aziende Petrotrin, National Gas Company e la National Petroleum Marketing Company, la partecipazione statale è riuscita ad attrarre cospicui investimenti dall’estero, calcolati in quattromila e 900 milioni di dollari dal 1999 al 2004, con una partecipazione statale diretta, evitando così una serie di attriti sociali che, invece, si sono verificati in passato in altri paesi dell’America Latina.

In termini monetari, la produzione di GNL è riuscita a superare quella derivata dal petrolio, con gli investimenti effettuati dall’azienda Atlantic LNG, un consorzio formato da BP, British Gas, National Gas Company, Tractebel, NGC e Repsol – tutti capitali che sono sempre arrivati da oltre i confini delle acque territoriali di Trinidad e Tobago. Secondo uno studio condotto da analisti dell’ambasciata argentina di Puerto España, la scoperta di nuovi giacimenti di petrolio e l’ampiamento delle piattaforme di GNL nel paese hanno rappresentato, nel quinquennio 2002-2007, un maxi investimento, da parte di aziende straniere, di circa 10 mila milioni di dollari.

Nel 1990 la produzione di gas era di 110.000 barili al giorno di petrolio equivalente, mentre è arrivata a 681.000 nel 2007. Tuttavia, sui fondali delle acque territoriali dell’isola si trovano, secondo le stime di esperti, tra i 2600 e 5000 milioni di barili di petrolio pesante, mentre, per quanto riguarda il gas, le riserve stimate arrivano a 37,1 trilioni di piedi cubici (TCF). Per mantenere questo ritmo produttivo dell’industria petrolifera, lo Stato ha già predisposto un piano per la costruzione di una nuova mega raffineria con una capacità di 200 mila barili al giorno, con cui, aggiungendosi alla raffineria già in funzione nella località di Point a Pierre, la capacità complessiva sarà di 368 mila barili al giorno.

Trinidad e Tobago è il maggior rifornitore di GNL degli Stati Uniti e, per mantenere questa posizione, il flusso di investimenti deve essere ingente e costante, anche se la priorità di soddisfare il fabbisogno energetico del mercato interno è una promessa che viene trascinata da qualche anno, generata soprattutto dall’incremento del consumo di gas per uso domestico. Per questo motivo, l’attuale legislatura ha inserito nel nuovo bilancio statale la costruzione del gasdotto per trasportare gas naturale nella regione orientale dell’isola.

In merito alle attività di upstream per la ricerca di nuove riserve di gas naturale, si sta portando avanti un programma che consiste nell’esplorazione di cinque blocchi nell’area marittima situata a nord e a sud-ovest della costa dell’isola di Trinidad e nell’Atlantico, da portare a termine, mediante l’intensa collaborazione con le compagnie transnazionali di Petro Canada e Canadian Superior, verso la seconda metà del 2009. Non è da meno la nuova alleanza sottoscritta con l’azienda dell’India ONGC Mittal Energy, che rappresenta l’inizio di una nuova era per l’esplorazione nel blocco NCMA-2, in mare aperto, con una superficie di mille chilometri quadrati. Nel terzo quadrimestre del 2008, inoltre, sono stati firmati i contratti con le compagnie Trinidad Exploration & Development e Petrotrin, sempre per quanto riguarda l’assegnazione delle aree situate nell’oceano atlantico.

Suddivisione dei blocchi destinati allo sfruttamento di gas e petrolio
Suddivisione dei blocchi destinati allo sfruttamento di gas e petrolio

Un’altra risorsa naturale, di grande importanza strategica e geopolitica nel contesto infrastrutturale latinoamericano, che offre il sottosuolo di Trinidad e Tobago è il Pitch Lake (lago di asfalto ndT), quasi una sorta di miracolo naturale, situato nella zona di La Brea e considerato, con una superficie di 41 ettari e una profondità massima di 76 metri, il più grande del mondo, non tanto per il volume d’acqua contenuto quanto per il materiale asfaltico formatosi nel corso dei secoli. Il Pitch Lake possiede circa dieci milioni di tonnellate di asfalto e, a un ritmo di estrazione di 180 tonnellate al giorno, ha una capacità produttiva per altri quattrocento anni.

Per quanto riguarda i conflitti politici attualmente in atto con i paesi vicini, è da citare il confine marittimo tra Venezuela e Trinidad Tobago, dove, secondo fonti attendibili, si trovano ingenti riserve di gas nel fondale marino. Dopo la sottoscrizione di un accordo internazionale nel marzo del 2007, questa discordia sembra aver trovato un denominatore comune sulla destinazione di tali riserve, anche se l’idea, proposta l’anno seguente dal presidente del Venezuela Hugo Chavez, di unificare le operazioni di esplorazione ed estrazione sotto l’insegna di PetroCaribe non è stata accolta in modo favorevole dal governo di Puerto España.

Il disegno politico proposto da Caracas mira a integrare l’area energetica dei Caribi in base al trattato di libero commercio TCP-ALBA a parità di condizioni economiche, non sul modello dell’ALCA firmato tra EE.UU. – Messico ed altri paesi del Sudamerica.

Sullo stesso argomento