López Izquierdo Nieves

Brasile: l'energia emergente [25/11/2009]

Nel panorama internazionale contemporaneo, caratterizzato da crescenti tensioni per l’accesso alle riserve di idrocarburi, dall’instabilità del prezzo del petrolio, da nuove prospettive nella produzione di energia in relazione ai cambiamenti climatici e alle conseguenze sull’ambiente, il Brasile sta vivendo una nuova rivoluzione del settore energetico nazionale. Da un lato, la domanda interna di energia è aumentata - come conseguenza di un tasso di crescita economica che ha collocato il Brasile tra le economie emergenti più consolidate, i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) -; dall’altro, le scoperte di importanti giacimenti e i recenti accordi regionali in materia di energia stanno modificando la struttura dell’offerta. In Brasile sta emergendo rapidamente, oltre all’economia, anche l’energia.

 

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La matrice energetica attuale del Brasile ha origine negli anni ‘70, durante il regime militare, quando fu messa in atto una strategia nazionale in risposta alla crisi energetica mondiale di quegli anni. Gli obiettivi perseguiti allora erano fondamentalmente due: mantenere la crescita economica basata su una forte industrializzazione e ridurre le importazioni di risorse energetiche.

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Durante gli anni ‘90, una serie di riforme e privatizzazioni hanno nuovamente alterato il profilo energetico del paese. Queste misure, tuttavia, non hanno modificato in modo sostanziale il panorama dell’offerta interna di energia, ma hanno piuttosto indirizzato gli investimenti precedenti verso logiche di mercato e di efficienza. Questi cambiamenti si inquadrano in un contesto regionale sempre più interessato all’indipendenza energetica. In Brasile, i punti chiave di queste riforme sono stati principalmente gli investimenti in tecnologia e ricerca, la diversificazione delle risorse, l'inserimento nel mercato internazionale e la liberalizzazione del settore energetico.

A queste due fasi storiche di pianificazione statale della strategia energetica nazionale bisogna aggiungere una serie di fattori interni ed esterni che hanno alterato, negli ultimi vent’anni, la competitività internazionale del paese in questo campo. La crescita della capacità tecnologica, l’aumento delle riserve e della produzione di idrocarburi e lo sviluppo dell’industria nazionale degli agrocombustibili costituiscono la base su cui il Brasile punta per acquisire un ruolo determinante nello scenario energetico globale. In poco tempo il paese è passato da importatore netto a esportatore di petrolio, capitale, tecnologia ed etanolo (Sennes e Narciso, 2008).

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Negli ultimi dieci anni il Brasile si è affermato nella scena petrolifera internazionale, situandosi tra i principali produttori e consumatori dell’America Latina. La nuova strategia si propone di aumentare in modo consistente la produzione di petrolio in cerca dell’autosufficienza. “Da una parte, questo permetterebbe al Brasile di liberarsi dalla catena dei costi del petrolio. Dall’altra, il raggiungimento dell'autosufficienza collocherebbe il Brasile tra i pochi paesi emergenti di grandi dimensioni che soddisfano i propri bisogni di petrolio” (Paillard, 2007, p. 86).

L’incremento dei giacimenti di gas e petrolio scoperti si associa essenzialmente allo sviluppo della tecnologia di esplorazione in acque profonde.

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In particolare, la capacità tecnica della Petrobras [1] è aumentata velocemente in tempi recenti, ponendo la compagnia, dalla metà degli anni ’90, tra le più specializzate al mondo in questo settore.

Alla fine del 2007 è stata annuciata la scoperta del campo di Tupi, a 5000 metri di profondità al largo delle coste di São Paulo, che ammonterebbe, secondo i calcoli ufficiali, a 5-8 bilioni di barili e implicherebbe, se il dato fosse confermato, un aumento del 50% delle riserve brasiliane provate (12 bilioni di barili). Nel caso di un altro campo, quello di Carioca (Rio de Janeiro), le stime non ancora confermate, e non ufficiali, indicano una riserva di petrolio intorno ai 33 bilioni di barili (Sennes e Narciso, 2008). Se confermate, queste riserve collocherebbero il Brasile in una posizione completamente nuova nell’ambito del mercato energetico latinoamericano, avvicinando le sue riserve nazionali a quelle dei grandi colossi del continente.

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Sebbene il Brasile produca circa la quantità di petrolio di cui ha bisogno per il consumo interno, questa produzione è di una qualità, l’heavy-oil, non compatibile con le raffinerie nazionali, più adatte al light-oil. Così, il Brasile esporta parte dell’heavy-oil che produce e completa la miscela da raffineria con light-oil e altri derivati importati. In questo senso, il campo di Tupi assume un’importanza ancora maggiore, dal momento che si tratta con certezza di light-oil.

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La diversificazione delle fonti di energia era uno degli scopi perseguiti dalla riforma del settore energetico degli anni ‘90. In un primo momento, queste politiche portarono a un incremento dell’utilizzo di gas e carbone.

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Più recentemente, a partire dal 2000, è stato fornito un nuovo impulso anche alla produzione di energia dal nucleare e dalle fonti rinnovabili.

Il gas naturale consumato in Brasile è per metà di produzione propria e le importazioni provengono quasi totalmente dalla Bolivia. I primi accordi che stabilivano l’utilizzo del gas boliviano risalgono al 1930, ma le importazioni hanno avuto inizio soltanto nel 1999, con l’inaugurazione del Gasoducto Bolivia/Brasil.

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Le ultime vicende politiche, che hanno sconvolto il controllo della produzione del gas naturale in Bolivia, hanno portato all’accelerazione degli sforzi volti a ridurre la dipendenza da questo paese. La Petrobras attualmente dedica buona parte dei suoi investimenti alla prospezione [2] da altri paesi. Sono anche in corso negoziati e studi per importare il gas da Camisea (Perú), e il Brasile ha lanciato nel 2005, insieme ad Argentina, Uruguay e Cile, il progetto Anillo energético:

che dovrebbe permettere loro una migliore coordinazione, a livello regionale, degli approvvigionamenti di gas naturale da Argentina e Perù (Paillard, 2007, p. 55).

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La produzione di energia nucleare comincia, in Brasile, nel 1982, anno in cui viene messa in funzione la centrale Angra I. Nel 2000 si inaugura la nuova centrale Angra II e ai 1800 Mw generati in queste due centrali si aggiungeranno, nel 2014, i 1200 Mw della centrale Angra III, ancora in costruzione.

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Come parte del piano di rilancio dell’energia nucleare viene creato, nel 2002, il Centro di Scienze Nucleari di Recife e a partire dal 2005 la centrale di Resende produce uranio leggermente arricchito su grande scala.

La produzione di energia nucleare incontra in Brasile, e in tutta la regione latinoamericana, due seri ostacoli: la dipendenza tecnologica e il rischio di proliferazione. Di fatto il Brasile, malgrado abbia firmato con l’Argentina un programma di mutua sorveglianza ancora prima di ratificare il Trattato di non-proliferazione, nel 2003 rifiutò all’International Atomic Energy Agency (AIEA) il permesso di ispezionare le sue centrali nucleari, appellandosi alla volontà di difendere i propri progressi tecnologici (Paillard, 2007).

In percentuale sul totale dell’energia consumata, il Brasile si colloca molto al di sopra della media mondiale per l’uso di fonti rinnovabili. Negli ultimi trent’anni sono stati fatti grandi investimenti nell'idroelettricità e nell’uso della biomassa. Nel 2002 il governo ha messo in vigore il programma Proinfa, volto a stimolare lo sviluppo della produzione di energia a partire dai biocombustibili, dal vento e da piccole centrali idroelettriche.

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Tra queste tre, l’energia di origine eolica è quella che ha un peso minore nella composizione della matrice energetica brasiliana. La capacità di produzione di energia a partire dal vento è aumentata molto lentamente, raggiungendo i 247 Mw nel 2007, ma, grazie ai nuovi incentivi, si prospetta una crescita sostanziale nel prossimo futuro (Global Wind Energy Council Outlook 2008).

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Con il programma Pro-Álcohol, lanciato negli anni ’70, il governo introdusse l’etanolo da canna da zucchero nell’offerta interna di energia, promuovendone la produzione e l’uso. Due sono stati i fattori decisivi: da un lato, la dipendenza allora quasi totale dal petrolio importato; dall’altro, la congiuntura del mercato zuccheriero [3].

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Come conseguenza degli incentivi avviati con il piano Pro-Álcohol, nella seconda metà degli anni ‘70 le vetture ad etanolo furono introdotte nel mercato nazionale e, alla metà degli anni ‘80, il 96% dei veicoli venduti in Brasile funzionava ad etanolo.
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Nonostante i relativi successi del piano, si presentarono molti problemi, legati alla rete di distribuzione territoriale del carburante e alla regolarità della fornitura. Il piano fu duramente criticato per il suo carattere protezionista e per i suoi risvolti negativi sul territorio - come la sottrazione di terre dedicate alle colture alimentari, l’estensione della monocoltura della canna da zucchero e l’inquinamento dei suoli [4] (Isenburg, 2006).

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A partire della metà degli anni '90, la produzione di etanolo diminuisce - parallelamente al rialzo del prezzo dello zucchero nel mercato estero - e si riduce anche il consumo del carburante, che riprenderà solo con la comparsa del primo veicolo flex-fuel [5].

Negli ultimi anni, il settore degli agrocombustibili ha ricevuto un notevole impulso, in un periodo in cui il petrolio ha raggiunto prezzi esorbitanti e la lotta al cambiamento climatico ha assunto un certo peso nella scena globale. In questo contesto, gli agrocombustibili sono stati presentati come una valida alternativa ai combustibili fossili [6].

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Il mercato internazionale contemporaneo si è aperto alla richiesta di energia proveniente dall’agricoltura e diversi paesi hanno mostrato interesse per la produzione di agrocombustibili. Nel marzo del 2007, il Brasile firma un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti per promuovere l'etanolo nel mercato mondiale e un anno dopo, nel 2008, cominciano gli studi di viabilità tecnica per la costruzione di un condotto per il trasporto dell'etanolo tra Campo Grande (Mato Grosso do Sul) e il porto di Paranaguá (Paranà), orientato fondamentalmente all’esportazione. Lo scopo è quello di raggiungere i 4,7 milioni di metri cubici esportati, dai 500.000 attuali (Sennes e Narciso, 2008).

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Nel 2004, una nuova legge stabilisce obiettivi e scadenze per l’introduzione di un nuovo combustibile nella matrice energetica nazionale: il biodiesel. In seguito all'emanazione di questa legge, a partire dal 2008 è obbligatoria l’aggiunta di un 2% di biodiesel al diesel fossile, garantendo, in questo modo, un mercato minimo di 800 milioni di litri. Dal 2005 è anche in atto il programma di sviluppo di H-Bio [7], che la Petrobras produce dal 2006.

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L’idroelettricità copre il 15% del consumo energetico del Brasile. Lo sviluppo di questa risorsa comincia negli anni ‘70, con la costruzione di grandi impianti. Le gigantesche dighe per la generazione di elettricità presentano seri problemi, riguardanti l’efficienza delle infrastrutture e gli effetti sull’ambiente.

Un caso paradigmatico è quello della diga di Itaipù, anche per le implicazioni geopolitiche che comporta. Si tratta di un’opera di ingegneria faraonica, progettata e costruita durante il regime militare, controllata dai governi brasiliano e paraguaiano e fondamentale nelle relazioni billaterali tra i due paesi. La centrale elettrica è in funzione dal 1984, ma ha raggiunto il pieno regime soltanto dal 2007, duplicando la capacità del Brasile di produrre elettricità (dai 16.700 Mw a quasi 30.000 Mw). Nel 1997 Itaipù ha fornito più del 25% della produzione nazionale di elettricità (Sennes e Narciso, 2008).

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Tuttavia, la lunga distanza che la separa dai principali centri di consumo presuppone perdite che arrivano fino al 30%, imponendo anche elevati costi di trasporto e infrastrutturali [8].

Nonostante l’aggravarsi di questi problemi, è prevista la realizzazione, nel prossimo futuro, di diversi nuovi progetti di grandi dimensioni, che si aggiungeranno ai circa 450 impianti idroelettrici attualmente in funzione - responsabili dell’80% dell’energia elettrica consumata nel paese.

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Non ci si può sottrarre all’impressione che, in queste scelte di scala, giochino da un lato un desiderio del potere politico di guadagnare prestigio grazie a opere di così grande portata, dall’altro l’interesse del mondo tecnico-economico, inclusi gli organismi internazionali di finanziamento come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale, di promuovere grandi affari, che vanno spesso a beneficio dei gruppi economici dei paesi forti. (Isenburg, 2006, p. 74)

Come conclusione, potremmo affermare che il Brasile ha adottato una strategia energetica peculiare nel contesto dei paesi sudamericani. La diversificazione delle fonti e una crescente partecipazione al mercato internazionale sono caratteristiche fondamentali di questa strategia. Il forte ritmo di crescita dell’economia brasiliana - che ha promosso il paese a prima potenza economica della regione-, le recenti scoperte di nuovi giacimenti e lo sviluppo tecnologico maturato in diversi settori legati all’energia (principalmente quella derivata dagli idrocarburi e dagli agrocombustibili) sono stati fattori decisivi per la definizione del nuovo ruolo del Brasile in materia energetica, su scala sia regionale sia mondiale.

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Questo slancio, tuttavia, ha comportato un'intensificazione delle tensioni politico-sociali e delle pressioni sull’ambiente, in alcuni casi esacerbando situazioni conflittuali preesistenti, in altri casi presentando sfide inedite, che - come le conseguenze del terremoto finanziario che ha messo in crisi l’economia mondiale, investendo e rallentando anche la crescita economica del Brasile - dovranno essere affrontate nel prossimo futuro.

Bibliografia

  • Global Wind Energy Council (GWEC), Global Wind Energy Outlook 2008
  • Isenburg, T., Brasile, una geografia politica, Roma, Carocci, 2006
  • Ministério de Minas e Energía do Brasil, Resenha energética brasileira 2008
  • Mitchell, J., The New Economy of Oil, London, The Royal Institute of International Affairs, 2001
  • Paillard, C.A., Geopolítica de la energía en América Latina, Santiago de Chile, Observatorio de Paz y Seguridad, 2007
  • Sennes, R.U., Narciso, T., Brazil as an International Energy Player, Washington D.C, Brookings Institution Press, 2008

Note

1. Petróleo Brasileiro S.A.- Petrobrás è una compagnia brasiliana di ricerca, estrazione, raffinazione, trasporto e vendita di petrolio. Creata come società mista nel 1953, ottiene il monopolio per l’importazione del petrolio e dei prodotti derivati nel 1962. Nel 1995 e nel 1997 le modifiche alla legge aprono il mercato brasiliano degli idrocarburi alla concorrenza, mettendo fine, in questo modo, al monopolio della Petrobras. Nel 2000 è diventata una società per azioni. Lo Stato è proprietario del 31% del capitale. Nel 2002 era la prima società esportatrice del Brasile. È la prima compagnia brasiliana, considerando tutti i settori, e occupa il 14° posto tra le compagnie petrolifere del mondo. È presente in tutto il mondo, principalmente in America Latina (Colombia, Uruguay, Cile, Cuba, Argentina, Bolivia, Golfo di Messico), ma anche in Africa e nel Golfo Persico (Paillard, 2007).

2. La scoperta del Campo di Jupiter, in acque profonde, al largo delle coste di Espírito Santo è uno dei successi più recenti di questi investimenti.]] e sono già cominciati gli studi preliminari per la costruzione di un impianto di rigasificazione che consenta di importare LNG[[Liquified Natural Gas è gas naturale temporaneamente liquefatto per facilitarne l’immagazzinamento e il trasporto.

3. Di fronte al calo del prezzo dello zucchero, la produzione di energia si presentava come una buona alternativa di mercato per la canna da zucchero (Isenburg, 2006).

4. Per un approfondimento sugli effetti degli agrocombustibili in Brasile si veda l’articolo, pubblicato su questo sito, di e .

5. “I veicoli flex-fuel funzionano sia a benzina sia a etanolo, oppure con tutti e due contemporaneamente” (Paillard, 2007, p 103).

6. La riduzione delle emissioni di anidride carbonica grazie all’uso degli agrocombustibili è stata, tuttavia, una teoria ampiamente criticata e messa in discussione. Si veda, a questo proposito, l’articolo, pubblicato in questo sito, di e .

7. “Per ottenere H-Bio si include olio di soia durante il processo di raffinazione al 15%. Il combustibile prodotto non richiede modifica alcuna dei motori, presenta basse proporzioni di zolfo ed emette poco diossido di zolfo” (Paillard, 2007, p. 95).

8. Inoltre, il lago ha sommerso l’insieme delle Sette Cascate del Guaira e il collossale volume d’acqua ha modificato il clima della regione (Isenburg, 2006).

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