Nogarin Mauro

Il conflitto di Bagua e la guerra per il petrolio in Perù [17/12/2009]

Il cinque giugno di quest’anno, il governo peruviano di Alan Garcia si è visto in serio pericolo, dopo che una serie di misure politiche volte ad emarginare ulteriormente le comunità autoctone sono sfociate in un violento conflitto armato, provocando la morte di 34 persone.

Le radici di questa tendenza politica, tuttavia, risalgono agli inizi degli anni Novanta, quando il governo di Alberto Fujimori applicò dei decreti volti a fronteggiare la grave crisi economica che attraversava il paese a scapito delle comunità autoctone, che vivevano nei territori fertili e ricchi di risorse naturali della Foresta Amazzonica. A poco più di un decennio da quel governo, il nuovo presidente del Perù Alan Garcia, eletto nel 2006, ha ripreso la stessa tendenza, portando avanti una politica economica basata prevalentemente sul massiccio assorbimento degli investimenti delle multinazionali per rafforzare il settore degli idrocarburi.

Questa tendenza ha generato due fattori contrapposti: da una parte l’indiscussa crescita economica del paese, con un tasso del + 9,2 % nel 2008, e, dall’altra, il costante deteriorarsi delle relazioni con le principali associazioni autoctone di difesa dei diritti civili.

Il cinque giugno, durante il blocco di una delle strade principali della regione, al confine tra le province di Utcubamba e Bagua, per manifestare contro la politica intrapresa dal presidente Alan Garcia, la polizia interviene con circa cinquecento militari, per garantire il libero transito, utilizzando gas lacrimogeni – un’azione che, in poche ore, ha scatenato numerosi episodi di violenza con le popolazioni locali, provocando la morte di 24 militari e 10 civili e 200 feriti, di cui 82 civili feriti con arma da fuoco.

Protesta delle comunità autoctone nella località di Bagua. Fonte: Perupetro
Protesta delle comunità autoctone nella località di Bagua. Fonte: Perupetro
La polizia durante la fase di sgombero dei manifestanti. Fonte: Jose Flores
La polizia durante la fase di sgombero dei manifestanti. Fonte: Jose Flores

Cinque giorni dopo, il 10 giugno, il Congresso della Repubblica promulga la legge 29376, per sospendere in modo definitivo i decreti legislativi 1090 e 1064. Nella relazione del 20 luglio, elaborata dalla commissione dell’ONU sui tragici fatti del mese precedente, si menzionano i motivi che hanno generato un così profondo malessere tra le varie comunità autoctone, evidenziando come, tra marzo e giugno del 2008, il potere esecutivo avesse emesso 101 decreti legislativi in base alla legge 29157 – legge che consentiva di delegare facoltà legislative al potere esecutivo per approvare una serie di misure, oltre a quelle contenute nel Trattato di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti, in base agli accordi con grandi aziende straniere. Poco a poco, questo disegno ha assunto un’importanza sempre maggiore e, con la medesima intransigenza, è stato ripudiato da una delle più grandi associazioni del paese impegnate nella conservazione dei diritti delle popolazioni autoctone, la Asociación Interétnica de Desarrollo de la Selva Peruana (AIDESEP), il cui presidente Alberto Pizango è stato indicato dalla polizia come il principale responsabile della sommossa e, per questo, costretto a rifugiarsi presso l’ambasciata del Nicaragua subito dopo i tragici fatti del 5 giugno.

Un altro argomento che ha aiutato ulteriormente l’AIDESEP è stata la chiara violazione della convenzione 169 della International Labour Organization (Organizzazione Internazionale del Lavoro, OIT), uno strumento giuridico internazionale che tratta in modo specifico i diritti delle popolazioni autoctone ratificato, fino ad oggi, da 20 paesi, incluso il Perù. Questo strumento giuridico obbliga uno Stato a rispettare lo stile tradizionale di vita, le forme di sussistenza, la lingua, l’organizzazione sociale e leggi tradizionali proprie di tali comunità. I continui espropri all’interno dei territori dove vivono queste comunità, per procedere in un secondo tempo alla consegna delle concessioni minerarie e petrolifere a compagnie internazionali, hanno di fatto violato il principio fondamentale dell’accordo 169 della OIT.

Dopo numerosi tentativi di stabilire un contatto con i funzionari governativi e trovare una soluzione pacifica, l’8 aprile i dirigenti di circa 1350 comunità autoctone dell’Amazzonia annunciarono che, a partire dal giorno seguente, avrebbero iniziato una serie di manifestazioni ad oltranza, senza indicare la data del termine di tali misure di protesta. La tensione cominciò a crescere quando vennero occupati gli uffici di alcune compagnie petrolifere, bloccando, allo stesso tempo, alcune strade, mentre le etnie di Awajun e Wampis occuparono la stazione 6 dell’oleodotto Norperuano dell’impresa statale Petroperu, situato nella provincia di Bagua. Il 9 maggio, in risposta a queste proteste, il governo dichiara lo stato d’assedio in alcune città della regione amazzonica come Cuzco, Ucayali, Loreto e Amazonas, privando gli abitanti della libertà di movimento e di riunione.

I decreti del conflitto

Gli undici decreti legislativi che tentavano di incentivare le attività commerciali con la privatizzazione e lo sfruttamento delle terre in cui si trovano le risorse naturali sono i seguenti:

  • Decreto 994: promuove gli investimenti privati per i progetti d’irrigazione;
  • Decreto 995: modifica la legge per la promozione della Banca dell’Agricoltura;
  • Decreto 1015: unisce i procedimenti amministrativi delle comunità autoctone della sierra e della costa, allo scopo di migliorare la produzione e la competitività commerciale;
  • Decreto 1020: mira a promuovere una serie di prodotti agricoli e consolida la proprietà rurale per ottenere crediti bancari;
  • Decreto 1060: regola il sistema nazionale per l’innovazione del sistema agricolo;
  • Decreto 1080: modifica la legge generale sulla distribuzione delle sementi;
  • Decreto 1081: crea il sistema nazionale delle risorse idriche;
  • Decreto 1083: promuove lo sfruttamento e la conservazione delle risorse idriche;
  • Decreto 1089: stabilisce i criteri e il regime temporale per la consegna dei titoli di proprietà rurali;
  • Decreto 1090: approva la legge forestale e della fauna; Il 31 marzo 2009 viene promulgata la legge 29338, conosciuta anche come legge delle risorse idriche, e, dopo varie riunioni, il governo deroga ai decreti legislativi 1081 e 1083, mentre gli altri restano in vigore.

I nuovi investimenti

Circa il 70% del territorio dell’Amazzonia peruviana nasconde nel sottosuolo ingenti riserve di gas e petrolio e, attualmente, vi operano circa venti compagnie petrolifere tra nazionali e internazionali. I ventidue lotti che, nel corso del 2008, sono stati scelti dal governo per essere offerti ai nuovi investitori sono: Marañon, Huallaga, Ucayali, Madre de Dios e Titicaca, la maggior parte dei quali situati nel versante amazzonico.

Cartina geografica per la suddivisione dei lotti in cui sono localizzate le riserve di gas e petrolio. Fonte: Perupetro
Cartina geografica per la suddivisione dei lotti in cui sono localizzate le riserve di gas e petrolio. Fonte: Perupetro
Cartina geografica dei lotti nel nord-est del Perù. Fonte: Perupetro
Cartina geografica dei lotti nel nord-est del Perù. Fonte: Perupetro

Di recente l’intero monitoraggio delle attività produttive dell’industria petrolifera del Perù è stato menzionato nella relazione annuale della rinomata agenzia canadese Wood Mackenzie, per cui – considerando i 64 contratti di licenze petrolifere consegnate fino ad oggi, che coprono un’area di 486 mila Km quadrati – il Perù è diventato il primo paese del Sudamerica ad attirare capitali nel settore produttivo.

Il nuovo contratto con l’azienda indiana Reliance Industries Limited rafforzerà, infatti, l’esplorazione e l’estrazione di gas naturale e petrolio, oltre al lavoro di modernizzazione della raffineria di Talara per potenziare la produzione di prodotti petroliferi derivati.

Considerando le ottime relazioni tra Perù e Brasile, le due aziende statali Perupetro e Petrobras hanno deciso di prorogare il contratto sulla cooperazione e gli investimenti sottoscritto già un anno fa. Nello stesso mese di ottobre del 2008, una rinomata compagnia petrolifera colombiana, la Ecopetrol, si é fatta avanti e, assieme a Perupetro e Petrobras, ha chiesto il permesso di esplorare sei lotti ubicati nella Cuenca Marañón di Loreto, da tempo una zona dichiarata molto ricca in riserve di gas. La firma del contratto tra Perupetro e l’azienda coreana Loon Perù Limited, una filiale del paese andino che si dedica all’esplorazione e all’esportazione di idrocarburi nel lotto 127 della regione di Loreto, ha fatto aumentare gli investimenti per circa quaranta milioni di dollari, con l’obiettivo di aumentare la produttività di gas e petrolio nei prossimi due anni.

Tutto questo mentre la sfida per il futuro dell’industria petrolifera del Perù è iniziata con la scoperta nella provincia di Coronel Portillo y Atalaya, della regione di Ucayali, dove é stato calcolato si trovi un giacimento di 30 trilioni di piedi cubici di gas naturale. Infine, nel corso del 2008, il direttore generale di Pluspetrol ha effettuato, con il consorzio Camisea, un investimento pari a 850 milioni di dollari per aumentare la produzione di gas naturale, una cifra molto vicina a quella stanziata per iniziare le attività lavorative nel 2004. Con quell’investimento fu possibile ampliare del 160% la capacità della torre di frazionamento di Malvinas, necessaria per separare il gas naturale proveniente dal blocco 88. Inoltre, verso la metà del 2008 sono stati portati a termine i lavori di ampliamento della piattaforma di Pisco, nella zona di Ica, che permetterà di raddoppiare la produzione di GPL, e i lavori sulla linea di trasporto del gas proveniente dal blocco 56 (Pagoreni), per connetterlo alla torre di frazionamento di Malvinas.

L’ultimo grande investimento in ordine cronologico è la costruzione della piattaforma per la produzione di LNG (Gas Naturale Liquefatto) di La Melchorita, situata a 170 Km a sud della capitale. In termini economici è considerata l’opera petrolifera più importante degli ultimi anni, con un investimento pari a 3.800 milioni di dollari e il cui impatto economico, in termini di imposte annuali, genererà circa lo 0,5% del PIB. Il consorzio PERU LNG – formato dalle aziende Hunt Oil Company (50%), SK Energy (20%), Repsol YPF (20%) e Marubeni (10%) – ha finanziato l’intera opera, mentre la costruzione dell’impianto vero e proprio è stata eseguita dal consorzio CDB Melchorita, composto da Saipem, Odebrecht e Jan de Nul. Tale consorzio è formata da tre imprese internazionali: Saipem, Odebrecht y Jan de Nul. A questa piattaforma si deve aggiungere il gasdotto da 34 pollici di diametro e di circa 408 chilometri di lunghezza necessario per trasportare il gas proveniente dai lotti 56 e 88, situati nella zona di Camisea.

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