Nogarin Mauro

Il futuro del gas naturale nelle Americhe [28/01/2010]

In America Latina, il destino del gas naturale e del GNL sarà nelle mani del Brasile: a delineare questa tendenza del prossimo futuro è il direttore di Gas ed Energia di Petrobras Maria das Graças Silva Foster, quando, durante il suo intervento alla conferenza mondiale sul gas naturale di Buenos Aires, ha ribadito che il 57% della matrice energetica primaria del Brasile è composto da fonti di energia non dannose per l’ambiente e che tale percentuale raggiungerà il 61% nel 2030. "Gli investimenti fatti negli ultimi anni sono stati fondamentali per costruire un’infrastruttura energetica tecnologicamente all’avanguardia, sia per quanto riguarda l’esplorazione di nuove riserve di gas nella parte nord-est del paese sia per il potenziamento della rete di gasdotti e l’introduzione delle nuove piattaforme offshore di LNG nella zona di Pre Sal, dette anche FLNG".

Conferenza mondiale sul gas naturale di Buenos Aires. Fonte: wgsc24
Conferenza mondiale sul gas naturale di Buenos Aires. Fonte: wgsc24

Sebbene, in Brasile, le centrali idroelettriche siano la prima fonte con cui generare elettricità per il settore industriale, negli ultimi tempi si è creata, a causa di alcuni cambiamenti climatici e della forte dipendenza dal regime pluviale, una maggiore instabilità nella regolarità della fornitura, specialmente durante il periodo di siccità da aprile a ottobre – periodo in cui l’acqua dovrebbe essere, appunto, rimpiazzata da centrali termoelettriche a gas naturale. Per questa ragione, nel 2010 in Brasile si utilizzeranno 36 milioni di metri cubi di gas al giorno per generare elettricità, una cifra che, nel 2017, aumenterà a 74 milioni di metri cubi al giorno, in gran parte provenienti dai nuovi pozzi situati nella zona nord-est del paese – motivo per cui il volume di gas naturale attualmente importato dalla Bolivia, principale fornitore del Brasile, verrà in parte ridotto.

Cartina politica della più grande riserva di gas naturale del Brasile. Fonte: Petrobras
Cartina politica della più grande riserva di gas naturale del Brasile. Fonte: Petrobras

Il Brasile nel 2003 disponeva di una rete di gasdotti pari a 6.451 km; nel 2009 è passata a 7.676 Km e per il 2010 si raggiungeranno i 9.266 Km, oltre alla costruzione di due terminali di GNL – quelli di Pecem e Guanabara –, con l’obiettivo principale di soddisfare buona parte della domanda del mercato interno e conquistare, allo stesso tempo, nuove fette di mercato in America Latina, soprattutto in Argentina, e negli Stati Uniti.

Cartina politica dei principali gasdotti in America Latina. Fonte: wgc24
Cartina politica dei principali gasdotti in America Latina. Fonte: wgc24

In un secondo intervento, relativo alla prospettiva geopolitica dell’ambito energetico, il manager esecutivo di Petrobras Luciana Rachid ha confermato, inoltre, che nel 2014, durante la prima fase del progetto Pre Sal, la produzione di petrolio in Brasile sarà di 120 mila barili al giorno, per raggiungere i 150 mila barili al giorno nel 2016, mentre, per quanto riguarda il gas naturale, la produzione arriverà a 5 milioni di metri cubi al giorno nel 2014 e a 5,5 milioni di metri cubi al giorno nel 2016.

Il contesto geopolitico latinoamericano, invece, è stato riassunto dalla dottoressa Ana Lia Guerrero dell’Università argentina Nacional del Sur, evidenziando un fenomeno che non si è osservato in altre regioni del mondo. La forte influenza delle decisioni politiche, in stretta relazione con la politica energetica dei paesi produttori di gas e petrolio, ha avuto un impatto negativo sulla programmazione sistematica degli investimenti e dei prezzi, elementi indispensabili per sviluppare un'infrastruttura petrolifera solida e capace di rispondere alle esigenze future del mercato.

Le divergenze politiche tra Cile e Bolivia: dopo anni di silenzio, si sta lavorando a un’intensa agenda di 13 punti nel tentativo di raggiungere un accordo per concedere un porto marittimo al governo boliviano. La relazione stagnante tra Bolivia e Perù, a causa di due governi diametralmente opposti in quanto a tendenza politica e arrivati più volte, nel corso degli ultimi due anni, ad interrompere le relazioni diplomatiche. Il logorante rimbalzo di dichiarazioni infuocate tra Ecuador e Colombia, in seguito al bombardamento dello scorso anno, da parte dell’esercito colombiano, per catturare alcuni membri delle FARC. E sono soltanto alcuni esempi di una lunga storia, che dura da oltre un decennio.

L’ultimo fatto, in ordine cronologico, che ha causato un profondo malessere nella regione sudamericana è l’accordo firmato tra Stati Uniti e Colombia per la costruzione di sette basi militari volte a rafforzare la lotta contro le FARC e il narcotraffico – un’iniziativa presa in maniera completamente autonoma che, alla fine, ha aumentato la tensione politica in questa regione, anche a prescindere dal forte ripudio da parte della maggior parte dei paesi confinanti appartenenti alla Unión des Naciones Suramericanas (UNASUR, Unione degli Stati del Sudamerica). Anche la situazione politica del Venezuela non è molto diversa da quella appena descritta, nonostante le cause siano da ricercare in una fonte diversa perché qui, in questo paese dalla lunga esperienza petrolifera, esistono delle condizioni contrattuali chiare, rispettate tanto dal governo quanto dalle aziende straniere che da anni ormai operano in Venezuela.

Per quanto riguarda il gas naturale – come, del resto, anche per il petrolio –, il Venezuela dispone del maggiore giacimento dell’America Latina, con riserve di gas naturale comprovate che raggiungono i 181,9 TCF, equivalenti al 2,9% delle riserve mondiali.

Il Professor Marco Gonzalez, dell’Università Simon Bolivar, ammette, nella sua relazione, che esistono due grandi problemi: “Il 91% del gas naturale del Venezuela è un gas associato al greggio e, per questo, deve essere sottoposto a un processo di purificazione, aumentando i costi di produzione di cui il gas naturale non necessita. Nonostante ci siano otto regioni dalle quali si estrae il gas, la rete di gasdotti è insufficiente per trasportare questa risorsa da una parte all’altra del paese e distribuirla in modo capillare. I capitali da investire sono alti e, considerando il basso prezzo attuale del gas, diventa difficile finanziare progetti con cui potenziare l’intera infrastruttura del gas naturale”.

Nel 2006 il paese dei Caraibi produceva soltanto 2,6 TCF di gas naturale all’anno, di cui il 60% veniva utilizzato per migliorare il recupero del petrolio estratto. La domanda interna di gas naturale è suddivisa nel seguente modo: il 34,5% per l’industria petrolifera, il 17,8% per la produzione di energia elettrica, il 15% per la petrolchimica e solamente il 3,4% per uso domestico, il 17,8% per il settore siderurgico e l’11,6% per altri usi. Come si può notare, il mercato interno è ancora poco sviluppato rispetto, per esempio, al Cile, dove oltre il 50% delle industrie utilizzano questa risorsa naturale come fonte principale per generare elettricità.

Negli Stati Uniti la situazione, nel corso del ciclo di conferenze di Buenos Aires, è risultata essere atipica: da un lato, alcuni esperti americani hanno parlato del Gas Shale, detto anche gas non convenzionale, perché gli enormi giacimenti scoperti negli ultimi due anni hanno aperto nuove speranze di sfruttare questa risorsa per soddisfare la domanda del mercato interno, in continua crescita, e, dall’altro lato, le grandi compagnie internazionali vedono, invece, nel gas naturale un futuro più promettente, in quanto è un gas che non danneggia l’ambiente. “Con le riserve certificate fino ad oggi negli USA nelle città di Marcellus, Woodford, Antrim e Barnett Haynesville, la produzione di questo gas non convenzionale raggiunge gli 80 bcm, quantità che può soddisfare le esigenze del mercato interno degli Stati Uniti”, ha affermato Richard Newell, responsabile della US Energy Information Administration (EIA). Tuttavia, bisogna ricordare che il gas shale non è un gas pulito e non contribuisce alla cattura del CO2, e che il prezzo finale difficilmente sarà competitivo con il GNL.

Cartina delle riserve di gas non convenzionale negli Stati Uniti. Fonte: Energy Information Administration
Cartina delle riserve di gas non convenzionale negli Stati Uniti. Fonte: Energy Information Administration

L’aspetto atipico del mercato americano si è avvertito quando il vicepresidente della Chevron George Kirkland ha annunciato che stanno lavorando, assieme a due grandi partner come ExxonMobil e Shell, all’immenso progetto australiano di Gorgon, nella prima fase del quale verranno investiti 43 miliardi di dollari australiani e si produrranno 15 milioni di tonnellate all’anno di GNL, da esportare, oltre che nel mercato interno dell’Australia, in Giappone e in Corea.

Tra gli altri argomenti affrontati, con grande serietà, nel corso dei quattro giorni della conferenza mondiale sul gas di Buenos Aires c’è stato il fattore sicurezza della fornitura di questo combustibile, per cui alcuni dirigenti di compagnie petrolifere e studiosi del settore energetico hanno fatto più volte riferimento all’interruzione del flusso di gas proveniente dalla Russia verso l’Europa nell’inverno scorso. “Un incidente che non si ripeterà più”, ha commentato il presidente del comitato dirigenziale di Gazprom A. Miller: “L’azienda ha mantenuto tutti gli impegni economici e finanziari volti ad aumentare la capacità produttiva, come i 25,5 miliardi di dollari spesi nell’esplorazione e nella costruzione di nuovi gasdotti – un investimento che deve rassicurare i paesi europei per gli anni a venire, considerando anche le numerose joint venture sottoscritte con aziende italiane, francesi, olandesi e spagnole per l’esplorazione di nuovi giacimenti di gas e la costruzione di nuovi gasdotti”.

Tra i grandi progetti citati durante la presentazione si trova il gasdotto Nord Stream, con una capacità di 55 bcm annuali, con un tratto che passerà sotto il Lago del Baltico e che entrerà in funzione alla fine del 2011, mentre il South Stream, con una capacità di 63 bcm all’anno, soddisferà il fabbisogno di Bulgaria, Ungheria, Grecia e Serbia, e sarà operativo non oltre il 2015.

Nella relazione finale della ventiquattresima conferenza mondiale del gas naturale, quindi, si è potuto constatare che, a livello mondiale, secondo le previsioni delle Nazioni Unite, la popolazione nel 2030 crescerà di un quarto rispetto a quella attuale, vale a dire 8,3 miliardi di abitanti, e che la maggior parte del fabbisogno energetico di gas naturale verrà assorbita da Cina e India. Mentre, da un punto di vista economico, l’International Energy Agency (IEA), il massimo organo internazionale di politica energetica, ha annunciato che questo importante obiettivo potrà essere raggiunto solamente con un investimento globale di circa 227 miliardi di dollari all’anno da parte di tutte le compagnie petrolifere del mondo.

 

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