Anna Macchi

Libertà e stampa secondo Israele [21/04/2010]

Anat Kamm
Anat Kamm
In questi giorni il dibattito pubblico in Israele è occupato dal tema della libertà di stampa e del ruolo e significato dell'informazione in uno stato democratico. Il dibattito è stato innescato dalla notizia di una giornalista israeliana ventitreenne, Anat Kamm, tenuta segretamente agli arresti domiciliari da più di tre mesi. La Kamm è accusata di aver copiato e passato documenti dell'esercito israeliano durante il servizio militare – obbligatorio in Israele per ragazzi e ragazze dai 18 anni – riguardo l'uccisione di militanti palestinesi in Cisgiordania. I rapporti vennero ceduti a Uri Blau, giornalista del quotidiano Haaretz: sulla base delle informazioni incluse nei documenti, Blau pubblicò un articolo su Haaretz sull'assassinio di due palestinesi membri della Jihad islamica nel novembre 2008, articolo che fece molto scalpore. L'articolo fu, allora, approvato dall'ufficio della censura militare.

Un divieto di discussione pubblica dell'argomento da parte del giudice Judge Einat Ron della Corte della città di Petah Tikvah ha impedito la diffusione di notizie sul caso di Anat Kamm in Israele. Il primo divieto di copertura mediatica venne approvato l'8 ottobre 2009. Giovedì 8 aprile Israele ha ritirato l'ordine di censura. Anat Kamm è accusata di spionaggio con lo scopo di minare la sicurezza dello stato e rischia fino a 15 anni di reclusione.

Uri Blau, che attualmente si trova in Gran Bretagna, rischia di essere posto sotto processo nel caso di un suo ritorno in Israele. In un articolo pubblicato su Haaretz il 9 aprile afferma che “mi è stato detto dell'arresto di Anat Kamm mentre stavo atterrando con mia moglie in Cina all'inizio di dicembre. Quando ho lasciato Israele non avevo motivi per credere che il nostro viaggio si sarebbe trasformato in un film poliziesco, dal finale non chiaro. Certamente non pensavo che sarei dovuto rimanere a Londra e che non sarei potuto rientrare a Tel Aviv come giornalista e uomo libero, solo per aver pubblicato rapporti non graditi all'establishment”. Lo scorso dicembre la sua casa era stata perquisita.

Durante il periodo in cui era ufficialmente vietata la discussione pubblica dell'argomento, nonostante il silenzio dei media israeliani – eccetto alcuni riferimenti nascosti, in particolare su Yediot Aharonot – la storia era stata ampiamente discussa all'estero su blog e importanti testate come The Guardian, The New York Times, The Independent e Le Monde.

In un comunicato stampa, Reporter senza frontiere ha condannato “l'assurdo divieto di copertura da parte dei media del caso di Anat Kamm”. L'associazione parigina per la libertà di stampa chiede “la cancellazione del divieto di copertura del caso Kamm. La difesa della sicurezza nazionale è un obiettivo legittimo, ma la censura non deve essere usata per impedire all'esercito israeliano di essere considerato responsabile se ha violato la legge. È una questione di interesse generale che dovrebbe essere oggetto di un vero e proprio dibattito”.

L'8 aprile l'associazione israeliana per i diritti umani B'Tselem ha affermato che “in seguito alla cancellazione del divieto di pubblicazione di dettagli sulle accuse contro la giornalista israeliana Anat Kamm, B'Tselem vuole ripetere che il caso poggia su documenti che destano gravi sospetti che l'esercito israeliano abbia condotto operazioni e uccisioni in Cisgiordania sotto la parvenza di arresti. Questo, in contrasto con le dichiarazioni ufficiali d'Israele e violando le sentenze dell'Alta Corte israeliana”.

La dichiarazione spiega che “l'ultimo assassinio ammesso apertamente da Israele in Cisgiordania è avvenuto nell'agosto 2006. Da allora, Israele ha dichiarato che, quando possibile, le forze armate hanno arrestato palestinesi che considerava 'ricercati'. Malgrado questo, le ricerche condotte da B'Tselem hanno rivelato che i soldati in Cisgiordania operano frequentemente come se si trattasse di operazioni di uccisione, non di arresto”:

Uri Blau parla di una “situazione kafkiana: esperienze che avevo letto in romanzi gialli sono diventate la mia quotidianità negli ultimi mesi. Quando sei avvertito che 'sanno molto più di quanto tu non creda' e scopri che la tua linea telefonica, la tua e-mail e il tuo computer sono stati controllati per molto tempo e lo sono ancora, allora qualcuno lassù davvero non capisce cosa sia la democrazia e l'importanza della libertà di stampa nel preservarla”.

Blau denuncia che “quando scopri che denunce anonime nei tuoi confronti, contenenti molte informazioni personali dettagliate, hanno raggiunto varie autorità investigative, è chiaro che sei stato preso di mira da forze più grandi e forti di te. Queste forze non esiteranno a fare passi riservati agli stati, a cui non credo noi vogliamo assomigliare. Quando allora mi hanno spiegato che, se ritorno in Israele, potrei essere posto sotto silenzio per sempre e che sarei accusato di crimini legati allo spionaggio, ho deciso di lottare”. Ricorda che “ogni giornalista sa che le denunce non possono essere pubblicate senza prova”; tuttavia “nessun giornalista israeliano sapeva finora che queste denunce potrebbero classificarlo come nemico dello stato e portarlo in carcere. Questa non è solo una guerra per la mia libertà personale, ma anche per l'immagine d'Israele”. Qual è allora l'immagine che esce da questi rapporti?

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