Nogarin Mauro

L'energia fotovoltaica in Cile [12/05/2010]

In Cile, nel 2004, il consumo di energia primaria era composto per il 39% dal petrolio, per il 19% dal gas naturale, per il 18% dall’idroelettricità, per il 10% dal carbone, per il 14% dalla legna e da altre fonti. Questo quadro statistico evidenzia una forte dipendenza energetica dai paesi vicini, soprattutto con l’importazione di ingenti quantità di gas naturale e petrolio dall’Argentina, per soddisfare la crescente domanda del mercato interno e mantenere il livello della crescita economica.

A partire da quel momento, il governo cileno si è visto costretto ad intraprendere una nuova strada per diminuire l’enorme costo di importazione, adottando così una serie di misure volte a differenziare la propria matrice energetica rispetto ai combustibili fossili, di cui non dispone a sufficienza. Tuttavia, nonostante le grandi potenzialità nel campo delle risorse energetiche alternative come l’energia solare, eolica e geotermica, il Cile fino ad ora non ha investito in maniera sufficiente per sfruttarle.

Considerando che il 15% della popolazione (2.250.000 abitanti) vive in aree rurali, il governo cileno ha installato – attraverso il Programa de Electrificacion Rural (Programma di Elettrificazione Rurale), tra il 1992 e il 2000 – circa 2.500 dispositivi ad energia solare per generare energia elettrica a basso voltaggio nelle case lontane dai centri abitati, nelle scuole e nei centri di pronto soccorso medico; dal 2006 a oggi, altre 3.400 famiglie situate in zone isolate hanno ricevuto questo tipo di apparecchiature.

Nel 2005 la Associazione Nazionale per l’Energia Solare (ACESOL) ha condotto uno studio da cui è emerso che, nel paese, esistevano soltanto 6.000 metri quadri di collettori solari installati e che la maggior parte veniva utilizzata per scaldare dell’acqua per uso residenziale, mentre solo una minima parte serviva per il sistema di riscaldamento della casa e per generare elettricità. Il 22 agosto del 2006 il nuovo presidente eletto Michelle Bachelet, invece, ha deciso di stanziare nuovi fondi per promuovere progetti nel settore energetico alternativo elaborati dalla Commissione Nazionale Energetica (CNE).

Nello stesso anno, attraverso la cooperazione con l’azienda francese Transenergie, il governo cileno ha pubblicato uno studio di mercato per accertare e definire la domanda e l’offerta dell’energia solare nel paese. A partire da questo documento, si è potuto constatare che gli indici di radiazione rilevati mostrano come dalla regione I alla IV (nord) la radiazione oscilli tra 4200 e 4800 kcal/m2 al giorno, mentre tra la V e la VIII regione (centro) tale valore si avvicina a 3400 kcal/m2 collocandosi, poi, a 3000 kcal/m2 nel resto del paese (vedi tabella). Questo significa che esiste una superficie di circa quattromila chilometri quadrati particolarmente adatta all’installazione di pannelli solari fotovoltaici e collettori termici.

Cartina della radiazione solare globale orizzontale
Cartina della radiazione solare globale orizzontale

Fino ad oggi, l’energia solare termica in Cile è stata impiegata prevalentemente nella regione nord del paese, dove esiste uno dei livelli di radiazione solare tra i più alti al mondo – specialmente nella zona di Arica, Parinacota, San Pedro de Atacama e di Coquimbo –, superando addirittura quella del deserto di Mojave (USA) e del deserto del Sahara. Questo spiega il fatto che ogni giorno aumenta il numero di aziende, nazionali e straniere, dedite alla produzione e all’installazione di impianti per l’energia solare.

Regione Radiazione solare (kcal/m2.giorno) Radiazione solare (kWh/m2.giorno)
I 4,554 3,916
II 4,828 4,151
III 4,346 3,737
IV 4,258 3,661
V 3,520 3,027
VI 3,676 3,161
VII 3,672 3,157
VIII 3,475 2,988
IX 3,076 2,645
X 2,626 2,258
XI 2,603 2,238
XII 2,107 1,812
RM 3,570 3,070
Antartica 1.563 1.344

La CNE, in collaborazione con la GTZ, ha installato, in aprile di quest’anno, una stazione meteorologica per rilevare la radiazione solare orizzontale nella località di San Pedro di Atacama, una delle aree più aride del paese e del mondo. Questo flusso di dati servirà a valutare con grande precisione tutti i parametri necessari alla costruzione delle sei centrali fotovoltaiche previste dal governo, nel corso dei prossimi anni.

La centrale fotovoltaica Calama 1 si costruirà a tre chilometri e mezzo dalla omonima cittadina di Calama, nella regione di Antofagasta, e le fila dei pannelli occuperanno una superficie di circa 65 ettari. Sono previste una capacità di 9 MW e una tensione di connessione di 23 Kv; in modo graduale, l’energia prodotta sarà reinserita nella rete elettrica esistente del Sistema Interconectado del Norte Grande (SING) per essere utilizzata nell’intera zona, dove operano numerose imprese nel settore minerario.

Solar Pack è l’azienda spagnola che si è occupata dell’intera fase progettuale e della valutazione dell’impatto sociale ed economico, con tutti i municipi che si vedranno beneficiati da quest’opera; successivamente, l’azienda si incaricherà anche della costruzione, applicando le medesime tecnologie introdotte nelle cinque centrali che ha già costruito nel proprio paese e che, attualmente, producono 22 MW.

La tecnologia che verrà utilizzata in questa centrale è quella dei fotoni assorbiti da un semiconduttore (Si, CdTe), che producono una differenza di potenziale tesa provocare, a sua volta, un movimento di elettroni con cui generare elettricità. Il costo stimato di Calama 1 è di circa quaranta milioni di dollari, mentre l’ammontare complessivo delle sei centrali raggiunge i 240 milioni di dollari.

Secondo Jon Segovia, direttore di Solar Pack in Cile, i tempi di costruzione variano da 7 a 9 mesi e l’unità potrà entrare in funzione già verso la fine del 2010, con una vita utile di 25-35 anni. Durante la fase di costruzione verranno impiegati circa sessanta operai e, una volta entrata in funzione, richiederà solamente tre operai per svolgere le operazioni di manutenzione di routine, mentre l’intero sistema di monitoraggio sarà controllato in remoto sia dal Cile sia dalla Spagna.

Sullo stesso argomento