Rioli Maria Chiara

Il passato che non passa. Il dibattito sulla Commissione per la Verità e la Riconciliazione nella nazione arcobaleno [19/06/2010]

Quale beneficio scaturisce dalla verità? Come può aiutare a sapere dove e come i propri cari sono stati uccisi o seppelliti?”. Queste parole pronunciate nel marzo 2010 da Winnie Mandela, ex moglie dello storico leader dell'African National Congress e primo presidente nero sudafricano dopo le elezioni dell'aprile 1994, hanno fatto il giro del mondo. Le dichiarazioni di Winnie Mandela colpiscono il più celebre esempio del nuovo modo di affrontare il passato da parte del Sudafrica, dopo decenni di segregazionismo: la Commissione per la verità e la riconciliazione (TRC) [1].

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La TRC sudafricana è il caso più conosciuto di una commissione governativa creata dalle istituzioni politiche di un paese uscito dalle fasi drammatiche della propria storia, come guerre (civili e non), conflitti, genocidi, gravi violazioni dei diritti umani, dittature e regimi razzisti. La necessità di affrontare un passato tragico ha radici profonde e riguarda non solo una scelta giuridica – cosa fare con i criminali di Stato e ancor più cosa fare quando la responsabilità dei crimini è condivisa da un’ampia parte della popolazione? –, ma coinvolge anche il processo di trasmissione della memoria, così come la narrazione e la scrittura della storia. La formula delle Commissioni per la verità e la riconciliazione nasce per tentare di rispondere a questi interrogativi. Il XX secolo, “età delle tenebre” – secondo la definizione del filosofo Tzvetan Todorov [2] –, è stato caratterizzato da massacri e violenze con un’estensione senza precedenti. Questi eventi hanno fatto della giustizia di transizione una delle questioni più delicate, anche nei primi anni del nuovo secolo.

La definizione di “Commissione per la verità e la riconciliazione” condensa esperienze molto diverse. Dagli anni Settanta, decine di paesi hanno scelto questa opzione: dal Cile del dopo-Pinochet all'Australia di fronte al massacro degli aborigeni; dalla guerra civile e dalla violenza dei militari in Salvador alla Sierra Leone e al Perù. Ogni contesto ha privilegiato particolari aspetti, come il progetto di ricostruzione della memoria storica del Guatemala (culminata nel rapporto Guatemala Nunca Mas) o la creazione di una TRC e della Corte speciale in Sierra Leone, sotto l'egida del governo e delle Nazioni Unite.

Da questo punto di vista, il caso sudafricano è un capitolo importante della storia contemporanea per l'ampio coinvolgimento della società afrikaner che la macchina dell'apartheid richiedeva, anche se con vari gradi di complicità e azioni criminali. È un esempio paradigmatico perché anche i movimenti di resistenza furono responsabili dei crimini, pur se in diversa scala ed estensione. Infine, il ruolo della comunità internazionale e la dimensione regionale del regime d'apartheid l'hanno reso ulteriormente complesso. L'unicità della risposta sudafricana a tutti questi temi del passato – un passato che non passa, facendo eco allo storico francese Henry Rousso sulla Repubblica di Vichy durante la seconda guerra mondiale [3] – è incarnato dalla Commissione per la verità e la riconciliazione.

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La TRC sudafricana venne istituita dal governo di unità nazionale nel corso del processo costituzionale per affrontare quanto accaduto durante l'apartheid: la sua importanza è collegata alla decisione politica di concedere l'amnistia a coloro che avessero fornito una completa descrizione dei crimini commessi, su base politica, tra il 1960 e il 1994. Attraverso i tre uffici (amnistia; violazioni dei diritti umani; riparazioni e riabilitazione), con le dichiarazioni dell'intera società (politici, comunità religiose, settori economici, ecc.) e soprattutto nelle udienze pubbliche, vittime e carnefici si presentarono di fronte ai commissari, al presidente Desmond Tutu e – attraverso i media – dinanzi alla nazione e al mondo. La TRC rappresenta così un'esperienza profondamente ricca e complessa che può essere analizzata da un ampio spettro di prospettive: politica, giuridica, filosofica, religiosa, morale.

La Commissione è stata spesso descritta dai suoi protagonisti come un “miracolo” per la costruzione della nuova “nazione arcobaleno”, che esce dal regime di segregazione dell'apartheid. Nonostante questo, fin dalla sua costituzione si sono levate voci critiche, in particolare per denunciare l'imposizione di un discorso morale – segnatamente cristiano – sul perdono e la riconciliazione [4] attraverso un aiuto psicologico, riparazioni economiche e la costruzione di una società equa.

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Su questo punto, il ruolo dell'ufficio per le riparazioni e la riabilitazione è stato diretto a “fornire alle vittime l'aiuto necessario per garantire che il processo della TRC ricostruisse la loro dignità; e per formulare proposte politiche e raccomandazioni sulla riabilitazione e la guarigione dei superstiti, delle loro famiglie e, in senso più ampio, della comunità”. Il fallimento del processo di riparazione e le crescenti disuguaglianze e ingiustizie della società sudafricana hanno compromesso largamente la percezione positiva della TRC tra le persone, in particolare nella comunità nera. La TRC nell'attuale dibattito sudafricano pare essere dimenticata o definita come un altro strumento dei “bianchi” per continuare la separazione.

È possibile che il contrario di oblio non sia memoria, ma giustizia?”, si chiedeva il pensatore ebreo Y.H. Yerushalmi. L'eredità della TRC mostra ancora oggi il valore di questa domanda per il “nuovo” Sudafrica.

 


Note

1. La bibliografia sulla TRC è ormai molto ampia: tra gli autori più significativi in diverse discipline, segnaliamo Andrea Lollini, Antoine Garapon e Richard Wilson. Tra i protagonisti, le voci più importanti sono quelle di Desmond Tutu, Charles Villa-Vicencio, Piet Meiring and Yasmin Sooka.

2. Todorov, T., Hope and memory. Lessons from the twentieth century, Princeton, Princeton University Press, 2003.

3. Rousso, H., Conan, E., Vichy, un passé qui ne passe pas, Paris, Fayard, 1994.

4. Nel corso di un'udienza pubblica, Marius Schoon, che perse la moglie e una figlia in un raid dell'esercito sudafricano in Botswana, denunciava “l'imposizione di un'etica cristiana del perdono”.]]. Il rischio maggiore era quello di aprire ferite senza poi “rimarginarle” [[L'immagine della guarigione dai mali del passato (e dei Commissari come guaritori feriti) caratterizza la TRC sudafricana.

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