Guarnacci Ugo

Fronteggiare il cambiamento climatico: transizione verso le energie rinnovabili in Africa [12/10/2010]

Introduzione

Il cambiamento climatico rappresenta la più grande sfida che il mondo è chiamato a fronteggiare oggigiorno. Nonostante la produzione di gas serra da parte dei paesi africani sia, su base procapite, di gran lunga inferiore a quella dei paesi industrializzati, esiste una crescente consapevolezza riguardo al fatto che l’Africa sarà colpita in misura sproporzionata dagli effetti del cambiamento climatico [1]. A tal proposito, le nuove e rinnovabili fonti di energia potrebbero giocare un ruolo cruciale nella promozione dello sviluppo sostenibile e nella transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio in Africa. Infatti, una volta che il sistema di generazione è stato installato, l’energia solare, eolica ed idroelettrica non solo producono una quota minima di emissioni, ma contribuiscono altresì a ridurre la povertà tramite un migliore accesso all’energia nelle aree meno servite [2]. Una domanda a cui tuttavia è necessario dare una risposta è come sia possibile sfruttare al massimo il potenziale delle energie rinnovabili in Africa. Di conseguenza, questo articolo presenterà in modo critico il contesto del dibattito sulle energie alternative nel continente africano; inoltre, scruterà il potenziale delle tecnologie rinnovabili ed infine, esaminerà le principali barriere alla loro adozione. E’ importante sottolineare che nell’approfondire tali aspetti, l’ “Africa” non sarà categorizzata come un’entità monolitica. Conseguentemente, le differenze geografiche al suo interno verranno prese in considerazione durante tutta l’analisi.

Il contesto del dibattito sulle energie rinnovabili in Africa.

Il recente interesse nelle risorse rinnovabili in Africa è dettato da almeno tre ragioni principali. La prima è rappresentata dallo shock dei prezzi petroliferi nel periodo 2007-08, che ha contribuito a deteriorare progressivamente le prospettive di crescita per il continente. In particolare, le continue oscillazioni del prezzo del greggio hanno indebolito la posizione degli stati dell’Africa sub-sahariana verso l’esterno, essendo tali paesi principalmente importatori netti di petrolio [3]. Il secondo fattore di rilievo che spiega il crescente interesse nelle energia rinnovabili in Africa è costituito dalle crisi ricorrenti subite dalla maggior parte delle compagnie fornitrice di energia elettrica [4]. La politica ambientale su scala globale è il terzo elemento che contribuisce ad orientare i paesi africani verso le fonti energetiche rinnovabili. Infatti, esiste un preciso riferimento alle energie alternative sia all’interno di Agenda 21 sia nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici - UNFCCC – (Organizzazione delle Nazioni Unite, 1992). Inoltre, il Piano di implementazione adottato durante il Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile [5] ribadisce la necessità di aumentare la quota mondiale delle fonti rinnovabili e il loro contributo nell’offerta globale di energia. In aggiunta, durante la quindicesima Conferenza delle Parti - COP 15 – (Copenaghen, 2010) l’Alleanza internazionale per le energie rinnovabili (REN Alliance) ha posto l’accento sul ruolo prioritario che tali risorse dovranno ricoprire nell’ambito del nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici post-2012. Tuttavia, se da un lato i leader africani e gli esperti in campo energetico concordano nel riconoscere i vantaggi economici e sociali derivanti dalle energie rinnovabili, dall’altro lato la loro posizione non è unanime rispetto alla questione del cambiamento climatico. A tal proposito, un debole sostegno verso le energie alternative si registra tra i paesi africani esportatori di petrolio come Algeria, Angola, Cameroon, Nigeria e Libia [6]. Ciò nonostante, sulla scia di altri grandi produttori di petrolio, anche i succitati stati sembrano orientarsi con cautela verso soluzioni energetiche più “verdi”. Una prova tangibile del crescente interesse tra i paesi africani nei confronti delle fonti energetiche alternative è rappresentata dalla “Conferenza internazionale sull’energia rinnovabile in Africa”, svoltasi a Dakar, Senegal, dal 16 al 18 aprile 2008. Il tema della Conferenza è stato “consentire ai mercati delle energie rinnovabili di funzionare anche in Africa: politiche, industrie e finanza necessarie a favorire tale processo”; le istituzioni organizzatrici sono state il governo del Senegal, l’Unione Africana, il Ministero tedesco per la cooperazione economica e lo sviluppo e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO) dichiarazione finale è stata adottata alla fine della conferenza, fissando così un obiettivo comune per il continente africano ed impegnando i governi, in cooperazione con i loro partner nei paesi industrializzati, ad aumentare gli investimenti per le energie rinnovabili fino a 10 miliardi di $ americani per il periodo 2009-2014. Inoltre, tale dichiarazione invita gli stati africani, i paesi sviluppati, le organizzazioni non governative (ONG) ed il settore privato a supportare l’implementazione del Piano d’Azione con risorse adeguate [7]. La “Conferenza internazionale sull’energia rinnovabile in Africa” ha fatto seguito ad un altro importante incontro ministeriale, tenutosi a Maputo, Mozambico, dal 28 al 30 marzo 2007. In quell’occasione, i ministri africani dei paesi membri del FEMA – Forum dei Ministri dell’Energia in Africa - hanno adottato la Dichiarazione di Maputo sulla sicurezza energetica e lo sostenibilità in Africa. Tale documento evidenzia la necessità di [8]:

  • aumentare l’accesso ai moderni servizi energetici;
  • migliorare l’utilizzo delle ricchezze energetiche africane;
  • incrementare i flussi finanziari al fine di incontrare i bisogni di investimento nel settore energetico africano;
  • promuovere una migliore gamma di opzioni per la fornitura di energia.

Il potenziale delle tecnologie rinnovabili in Africa

Il settore energetico in Africa può essere meglio compreso se distinto in tre diverse regioni. Il nord Africa, che dipende fortemente dal petrolio e dal gas; l’Africa australe, che conta principalmente sul carbone e l’Africa sub-sahariana, che invece si affida pesantemente alla biomassa [9].

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Inoltre, il settore energetico convenzionale, ed in particolare quello dell’ energia elettrica, si caratterizzano per l’inaffidabilità delle forniture, bassi livelli di accesso all’energia, limitata capacità di utilizzo, scarsa manutenzione e forti perdite durante la trasmissione e la distribuzione [10]. In uno scenario come quello sopradescritto, le energie rinnovabili possono giocare un ruolo cruciale nel favorire lo sviluppo in Africa, in termini di creazione di nuovi posti di lavoro, incremento di redditi e nella fornitura di servizi energetici che rispettino l’ambiente. Le fonti energetiche alternative possono altresì costituire una soluzione appropriata per soddisfare la domanda di energia nei contesti rurali decentralizzati [11]. Nell’analizzare il potenziale di energia rinnovabile in Africa, risulta dunque rilevante prendere in considerazione le diverse fonti disponibili. Di conseguenza, nelle prossime sezioni, questo dossier procederà ad esaminare le differenti risorse rinnovabili presenti nel continente africano.

L’energia da biomassa

L’energia da biomassa usata in Africa deriva prevalentemente da legna da ardere, trucioli, segatura, carbone, residui agricoli e colture energetiche. Sono invece ancora poco diffuse altre forme più “raffinate” di energia derivante da biomassa e materiali da combustione quali biogas, biocarburante liquido e rifiuti urbani (Centro per l’energia da biomassa). Secondo le stime sull’accesso ai servizi energetici, pubblicate sul Libro Bianco della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), il continente africano sarebbe il più grande consumatore di energia da biomassa e, soprattutto nella regione sub-sahariana, la biomassa servirebbe essenzialmente come combustibile per la cottura dei cibi e per il riscaldamento. Infatti, l’80 per cento dei consumatori sarebbero costituiti da nuclei familiari, in particolar modo quelli stanziati nelle aree rurali [12]. Perché il livello di energia da biomassa solida è così elevato in Africa? Innanzitutto poiché la maggior parte dei nuclei familiari, soprattutto quelli nelle aree rurali, non sono collegati alla rete elettrica. In secondo luogo, anche nel caso in cui tale collegamento fosse attivo, l’utilizzo di energia elettrica per cucinare comporta dei costi proibitivi. Le fonti di energia da biomassa, invece, sono diverse e diffuse, disponibili in grandi quantità, posso essere prodotte localmente, conservate e, nella maggior parte dei casi, sono pronte per essere utilizzate al bisogno.

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Fonte: FAO

Ciò nonostante, una serie di questioni ambientali sono connesse all’utilizzo dell’energia da biomassa. A tal proposito, è importante sottolineare che l’impiego del legname come combustibile rappresenta la prima causa di deforestazione nella maggior parte dei paesi africani, con conseguenti gravi implicazioni per il cambiamento climatico. Infatti, l’Africa sub-sahariana è sede della seconda più grande foresta pluviale del mondo, situata in Africa occidentale, e costituisce uno dei più importanti bacini assorbitori di anidride carbonica. Per di più, cucinare e riscaldarsi con fonti solide di biomassa, accendendo fuochi o utilizzando stufe tradizionali, è uno dei fattori principali di inquinamento dell’aria all’interno delle abitazioni. Questo comporta l’insorgere di gravi malattie respiratorie che in Africa sono una delle cause primarie di morte, soprattutto tra le donne e i bambini [13]. A quanto fin qui analizzato va aggiunto che il moderno biocarburante, derivato dalla canna da zucchero, contribuisce altresì ad aumentare la competizione per i terreni, destinati altrimenti all’agricoltura e alle attività forestali, e inasprisce la concorrenza tra la produzione di energia e quella di alimenti [14]. Il biogas rappresenta, invece, una fonte energetica relativamente semplice ma efficiente dal punto di vista ambientale e, pertanto, sta incontrando crescenti favori nel continente africano. Le tecnologie per la produzione di biogas convertono i rifiuti biologici in energia, attivando così il normale processo di decomposizione naturale [15]. Al riguardo, l’analisi condotta dalla studiosa Valerie J. Brown ci consente di evidenziare come gli impianti per la produzione di biogas, se correttamente disegnati e pensati per soddisfare i bisogni dei nuclei familiari, possano contribuire a mitigare un ampio spettro di danni ambientali: migliorano la gestione dei rifiuti solidi organici, riducono le emissioni dei gas serra, limitano la domanda di legname e carbone per cucinare, forniscono fertilizzanti di alta qualità. Inoltre, seguendo gli esempi del Nepal e dell’India, il più grande beneficio che i paesi dell’Africa sub-sahariana possono trarre dal biogas è quello di alleviare un serio problema per la salute: la scarsa qualità dell’aria all’interno delle abitazioni [16].

Energia geotermica

L’energia geotermica proviene dal calore naturale della Terra, racchiuso dalle rocce e dell’acqua all’interno della crosta terrestre. Il metodo impiegato per convertire il vapore geotermico o l’acqua bollente in elettricità determina direttamente la quantità di rifiuti che verranno prodotti. I sistemi a circuito chiuso sono praticamente benigni, in quanto i gas o i fluidi provenienti dai pozzi non vengono a contatto con l’atmosfera ma sono canalizzati sottoterra subito dopo aver rilasciato il loro potenziale energetico. Sebbene questo tipo di tecnologie siano più costose rispetto a quelle più tradizionali, fondate sul sistema a circuito aperto, spesso sono in grado di ridurre i costi legati allo smaltimento dei rifiuti, determinando così significativi vantaggi economici ed ambientali. Usando le tecnologie disponibili oggigiorno, l’Africa possiede un potenziale di produzione di energia geotermica pari a 9.000 MW [17].

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L’energia idroelettrica su larga scala

L’Africa ha un’imponente capacità produttiva di energia idroelettrica ed i principali bacini che contribuiscono a tale potenziale sono: il fiume Congo, il Nilo e lo Zambesi. In molti paesi africani, la quota di energia idroelettrica rispetto alla capacità totale di produzione di elettricità è piuttosto elevata. Ad esempio, in Costa d’Avorio, nella Repubblica Democratica del Congo, in Etiopia, in Mozambico e in Zambia, la maggior parte dell’elettricità generata proviene proprio dai bacini idroelettrici. Tuttavia, dall’altro lato, l’Africa è ancora il continente che sfrutta meno del 7 per cento del suo potenziale idroelettrico tecnicamente ed economicamente realizzabile [18]. L’energia idroelettrica presenta una serie di vantaggi. E’ una tecnologia pulita e ad emissioni zero e quindi costituisce un’opzione energetica a favore dell’ambiente, adeguata a contrastare il cambiamento climatico. Tuttavia, i progetti idroelettrici nel continente africano richiedono alti investimenti iniziali che, a loro volta, portano ad elevati prestiti e fanno innalzare i livelli del debito estero. Considerato l’ingente ammontare di capitali necessario a costruire stabilimenti idroelettrici su larga scala, tali iniziative sono spesso soggette a corruzione [19]. L’ostruzione delle dighe e le correnti d’acqua costituiscono due ulteriori rischi tecnici associati allo sviluppo dell’energia idroelettrica in Africa. Infatti, l’insorgere di questi problemi comporta una riduzione progressiva della quantità di energia che è possibile produrre [20].

L’energia solare

Oggigiorno le principali tecnologie per la produzione di energia solare disponibile in Africa sono i pannelli fotovoltaici, che convertono l’energia del sole in elettricità, e gli impianti solari termici che, invece, consentono di utilizzare l’energia solare direttamente per riscaldarsi, cucinare ed essiccare. A tal proposito, l’analisi condotta dai due studiosi Karekezi e Kithyoma nel 2002 ci permette di evidenziare come le tecnologie fotovoltaiche siano state ampiamente promosse all’interno del continente africano, con almeno un grande progetto in quasi ogni paese dell’Africa sub-sahariana. Di conseguenza, l’energia solare ha giocato un ruolo cruciale nel portare l’elettricità nelle aree rurali e si prevede che questo trend continui anche in futuro [21].

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Per esempio, dal 1986 in Kenya sono stati promossi programmi volti ad estendere la copertura di energia elettrica nelle zone rurali attraverso l’installazione di più di 20.000 impianti fotovoltaici su piccola scala [22]. Questo tipo di tecnologie hanno una funzione determinante nel favorire l’elettrificazione decentrata e sostenibile. Oltre a ciò, anche gli impianti solari termici assumeranno progressivamente un ruolo fondamentale nelle sviluppo dei paesi africani e, in tal senso, le tecnologie più diffuse sono il boiler, i fornelli, la distilleria e l’asciugatrice ad energia solare.

L’energia eolica

La disseminazione delle turbine eoliche in Africa è stata piuttosto lenta sia a causa della bassa velocità del vento sia in virtù dei costi elevati che essa comporta. Infatti, deboli correnti di vento caratterizzano gran parte dei paesi della regione sub-sahariana, ed in particolar modo le zone che si trovano nell’entroterra [23].

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In compenso, le coste del nord Africa, la parte orientale del continente (Kenya, Etiopia e Madagascar) e l’Africa australe sono le tre regioni che presentano il più alto potenziale eolico [24]. Inoltre, sulla base dello studio condotto dal ricercatore Karekezi nel 2002, questo articolo pone l’accento sul fatto che le turbine eoliche in Africa siano utilizzate principalmente per pompare l’acqua più che per generare elettricità. In tal modo, viene infatti assicurata parte dell’acqua necessaria ai nuclei familiari, all’irrigazione e al bestiame. Come accennato precedentemente, la diffusione delle turbine in Africa è stata piuttosto lenta non solo in virtù della bassa velocità dei venti ma anche a causa dei costi elevati. Dei progetti significativi sono stati realizzati prevalentemente in Kenya e Marocco, che pertanto sono diventati i due paesi africani all’avanguardia nella produzione di energia eolica.

Barriere all’adozione delle energie rinnovabili in Africa

L’analisi fin qui condotta si è posta l’obiettivo principale di far meglio comprendere come e fino a che punto l’Africa possa orientarsi verso fonti energetiche più “verdi”, promuovendo così uno sviluppo sostenibile e fronteggiando allo stesso tempo le sfide del cambiamento climatico. Tuttavia, per poter raggiungere questo duplice obiettivo, i paesi africani devo superare almeno quattro barriere principali all’adozione delle energie rinnovabili.

Vincoli politici e normativi

Al fine di evitare di restare intrappolati in tecnologie ad alta emissione di gas serra [25] attraverso la quale le agenzie governative, i partner internazionali, le imprese, le associazioni di categoria, gli istituti di ricerca e la società civile portino avanti una mutua collaborazione. Conseguentemente, varare politiche appropriate gioca un ruolo essenziale per promuovere ed aumentare la consapevolezza circa le diverse fonti rinnovabili esistenti, gli standard di efficienza energetica e le azioni volontarie sviluppatesi in questo settore.

Problemi legati al trasferimento tecnologico

La transizione verso le energie rinnovabili in Africa richiede sia un massiccio trasferimento di tecnologie attraverso partenariati Nord-Sud, sia un positivo coinvolgimento delle grandi imprese multinazionali per far si che esse incentivino i loro sussidiari nei paesi africani ad introdurre nuove tecnologie pulite (Schneider et al., 2008). Tuttavia, due aspetti cruciali vanno considerati in tal senso:

  • le tecnologie rinnovabili trasferite dai paesi ad alto reddito verso quelli africani devono essere adeguate e coerenti con il livello di conoscenze e l’apparato tecnologico presenti in loco;
  • i diritti di proprietà intellettuale possono rappresentare un fattore inibitore del processo di trasferimento tecnologico. Infatti, le compagnie multinazionali spesso hanno un interesse limitato a favorire la diffusione delle loro tecnologie rinnovabili all’interno dei paesi africani, soprattutto perché temono il pericolo di imitazione [26].

Sviluppo delle competenze

Per stimolare la diffusione delle energie rinnovabili in Africa c’è un urgente bisogno anche di programmi di formazione atti a creare una manodopera qualificata, ancora carente, che possegga appropriate conoscenze tecniche, economiche e socio-culturali.

Risorse finanziarie

I paesi africani dispongono generalmente di scarse risorse finanziarie e questo rappresenta un serio ostacolo all’adozioni delle tecnologie rinnovabili. In particolare, questi stati devono far fronte agli alti tassi di interesse e alla difficoltà degli attori locali di accedere al credito [27]. Prendendo in considerazione tutti questi vincoli, il Fondo sul Clima - creato a COP 15 come meccanismo finanziario della UNFCCC – potrebbe rappresentare uno strumento strategico per sostenere politiche ed attività volte a promuovere fonti energetiche alternative ed il trasferimento tecnologico.

Conclusione

Le tecnologie rinnovabili sono modulari e quindi possono essere incrementate gradualmente nel corso del tempo. Di conseguenza, una forte volontà politica unita al supporto sociale e finanziario a livello nazionale ed internazionale, potrà consentire ai diversi paesi africani di diventare protagonisti nello scenario globale delle energie rinnovabili. L’Africa avrà così finalmente una tangibile opportunità per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e perseguire, contemporaneamente, uno sviluppo sostenibile.

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Note

1. Boko et al., 2007

2. Karekezi and Kithyoma 2001; Karekezi, 2002

3. FMI, 2009

4. Karezeki, 2002]]. Ad esempio, la compagnia sudafricana Esko – la più grande impresa di produzione elettrica del continente – nel 2009 ha dovuto far fronte a una crisi senza precedenti nella sua storia ed è stata costretta ad attuare un incremento delle tariffe [[New24, 15 Maggio, 2009

5. Johannesburg, 2002

6. Karekezi and Kithyoma, 2003

7. IISD, 2008

8. FEMA, 2007

9. Karekezi, 2002

10. Turkson and Wohlgemuth, 2001; Jamasb et al., 2005]]. In particolar modo, specialmente per quanto concerne i paesi dell’Africa sub-sahariana, il settore energetico tradizionale è anche affetto da altri problemi quali: un eccesso di manodopera non qualificata, un’insufficiente disponibilità di forza lavoro specializzata, consumo di elettricità non fatturato [[Eberhard et al., 2008

11. Holm, 2009

12. ECOWAS, White Paper, 2005

13. Bruce et al., 2002

14. Guarnacci, 2008

15. Flavin and Aeck, 2005

16. Brown, 2006

17. Mariita, 2009]]. In particolare, il Kenya è stato il primo paese africano a sfruttare questo tipo di energia in modo significativo, coinvolgendo sia il settore pubblico che quello privato nel processo di sviluppo. Il suo esempio è stato successivamente seguito dagli stati della East African Rift, che ha un enorme potenziale geotermico, rimasto ancora inesplorato. Per questo motivo, il 10 giugno del 2009 dieci stati dell’Africa orientale (Burundi, Comore, Congo, Djibouti, Etiopia, Kenya, Ruanda, Uganda, Tanzania e Zambia) hanno firmato, in cooperazione con il Centro per la Scienza e l’Alta Tecnologia dell’UNIDO, una dichiarazione sul ruolo essenziale dell’energia geotermica per rispondere alle future sfide energetiche [[UNIDO, 2009

18. Bartle, 2002

19. IMF/IDA, 2002

20. Imhof and Lanza, 2010

21. Mapako, 2000

22. van der Plas and Hankins, 1998

23. Sahin, 2004

24. Archer and Jacobson, 2005

25. Foxon and Pearson, 2008]], i governi degli stati africani dovrebbero adottare un piano di lungo periodo che promuova risorse energetiche alternative. A tal proposito, è richiesto un “uso creativo del diritto” [[Tewari and Pillai, 2005]]. Infatti, a differenza dei tradizionali approcci regolamentari, fondati sui meccanismi di ordine e controllo, i paesi africani dovrebbero adottare un’”azione collettiva negoziata” [[Ibidem

26. Ibidem

27. IPCC, 2001

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