Ingiusto Dario

Chiaiano, dalla ciliegia all'arsenico [26/05/2011]

E’ uno dei luoghi più suggestivi della Campania. La placida collina dei Camaldoli, sede del rinascimentale eremo dei monaci. Vallate boschive a ridosso della metropoli più densamente popolata d'Italia. La riserva naturale degli Astroni a poche centinaia di metri. Il luogo ideale.

Una volta lungo i declivi si coltivavano ciliegie e fragole, ora rabbia e paura. L'apocalittica storia dei rifiuti di Napoli ha reso Chiaiano il simbolo dell’incapacità delle classi dirigenti di stare al passo con la modernità. I 10 km2 della selva annoverano 54 cave di pozzolana e tufo, la falda acquifera più importante dell'area e la coltivazione della ciliegia IGP napoletana. Anni di promesse (si era paventata l'ipotesi del campo da golf...) nei quali, parallelamente alle menzogne della politica, gli sversamenti illegali hanno annientato l'ecosistema della selva napoletana.

Chiaiano è la discarica più grande del sud Italia. Sorvegliata dall'esercito. Dove arrivano a più riprese camion carichi di iodio radioattivo dalla vicina zona ospedaliera. Dove una parte della cava, sorvegliata dall'esercito, è sotto sequestro perché le ditte incaricate della sua costruzione sono sospettati d'essere vicini a clan camorristici. Per il procuratore di Napoli Lepore “la cava andava sequestrata tutta”, ma questo avrebbe portato la città di Napoli al collasso totale. Chiaiano è l'unica discarica della città.

In una delle cave della selva chiaianese il regista Matteo Garrone ha girato una delle scene di denuncia più forti del suo Gomorra. Prima di lui, gli abitanti. Tanti. Nel raggio di 3 km dalla cava del poligono risiedono 130mila persone. La loro lotta per denunciare l'avvelenamento della selva, documentata, supportata da studi internazionali e riconosciuti, viene banalizzata e derisa, quando non nascosta.

La cieca e affrettata determinazione del governo (nazionale e locale) non ha dato spazio al buon senso ed alle opinioni di migliaia di persone. La Protezione civile non ha convinto nessuno quando ha deciso che le discariche andavano riaperte, a cominciare proprio da quella di Chiaiano. C’era lo stato di emergenza, ma sarebbe stato saggio tenere fuori questo territorio già a lungo martoriato. E così i residenti sono stati definiti ribelli, terroristi, prezzolati, fiancheggiatori della camorra, sobillatori, estremisti, a seconda delle convenienze. I media ce li mostrano insieme a quelli di Terzigno - l’altra “enclave rifiuti” del napoletano - mentre incendiano cassonetti e bloccano le strade, stracciandosi le vesti e incapaci di parlare in italiano.

Franco Ortolani, Ordinario di Geologia all’Università Federico II sostiene da tempo che qui non si può sversare altra immondizia. Voler mettere ad ogni costo altra spazzatura “aggraverebbe l’attuale situazione, perché il sito già non è ambientalmente idoneo”. La replica di chi gestisce l’emergenza rifiuti è racchiusa in altri piani di risanamento e bonifica. Peccato che quelli fatti sino ad oggi siano stati “eseguiti con varie e gravi inosservanze delle norme tecniche”.

La crisi dei rifiuti in Campania va avanti dal 1994. Milioni di euro spesi senza risultati tangibili. Napoli e vaste zone della provincia continuano ad essere sommersa dalla spazzatura; l’obiettivo di una seria raccolta differenziata si sposta di mese in mese. Una lunga lista di commissari straordinari, prefetti plenipotenziari, decreti legge, indagini giudiziarie, siti di stoccaggio che aumentano la confusione e lasciano il pattume nelle strade. Poco da fare: dall'alto è stato deciso che, sullo strato di rifiuti tossici che inquinano la cava, è la spazzatura della città di Napoli che deve essere sversata. Chiusura prevista della cava causa esaurimento: 23 giugno 2011. Non è ancora stato deciso il sito che dovrà accogliere la spazzatura in seguito. Né, ovviamente, si pone all'ordine del giorno il problema di cosa fare delle 700 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani portati a Chiaiano. A 1500 metri dalla zona ospedaliera.

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