Marini Corinna Paola

Diritti umani e contraddizioni in Albania: fra garanzie formali e realtà quotidiana [16/06/2011]

I diritti umani sono tra gli elementi principali presi in considerazione dalla Commissione Europea per l’adempimento del criterio politico di Copenaghen, condizione necessaria per il completamento del cammino di integrazione dell’Albania nell’Unione Europea. Le persistenti tensioni e la polarizzazione che caratterizzano il clima politico albanese rischiano però di far precipitare il Paese in uno stallo. Ad esempio, l’impossibilità di raggiungere una maggioranza dei 3/5 in Parlamento impedisce l’elezione del nuovo Avvocato del Popolo e l’approvazione della Legge che istituisce il tribunale amministrativo. Allo stesso modo, è seriamente ostacolata l’adozione delle riforme che si chiedono all’Albania.

Il rispetto dei diritti umani costituiva uno dei problemi maggiori da risolvere nella ricostruzione dello Stato albanese dopo la crisi del 1997. È innegabile che la situazione sia evoluta considerevolmente, che non ci si trovi più di fronte a diffuse violazioni dei diritti basilari ed all’assenza (o alla totale inefficacia) dei meccanismi di protezione, che si siano registrati diversi progressi nell’affrontare le questioni più gravi quali la tratta di esseri umani, la pena di morte, l’esercizio del diritto di voto. Tra gli sviluppi maggiori è importante sottolineare il numero di ratifiche delle Convenzioni internazionali dedicate alla tutela dei diritti umani, l’adozione di un quadro costituzionale (la Costituzione del 1998) e legislativo in linea con gli standard internazionali. Sono anche state approvate una serie di Strategie Nazionali, strumenti programmatici, che sono però spesso carenti dal punto di vista della loro applicazione e dal punto di vista finanziario. Sul piano interno, oltre ai ricorsi giurisdizionali e alla possibilità di fare ricorso alla Corte Costituzionale, esiste l’opportunità di rivolgersi a un organo speciale non giurisdizionale istituito per la tutela dei diritti rispetto alle amministrazioni pubbliche: l’Avvocato del Popolo (Avokati i Popullit). Dal 2008, inoltre, esso agisce anche come Meccanismo Nazionale di Prevenzione della Tortura. L’istituzione dell’Avvocato del Popolo ha svolto e continua a svolgere un ruolo essenziale nell’affermazione e nel miglioramento del rispetto dei diritti umani in Albania, così come nel rafforzamento della consapevolezza dei propri diritti da parte dei cittadini. Un ulteriore organismo di garanzia è il Commissario per la Protezione dalla Discriminazione, istituito dall’omonima Legge nel 2010.

Se il quadro formale e legale può essere valutato positivamente, si nota tuttavia un significativo gap con l’esecuzione e applicazione delle leggi, e quindi con l’effettività della protezione. I rappresentanti di tre ONG locali [1], intervistati sulla situazione dei diritti umani in Albania, sono concordi nell’affermare che i più grandi risultati si siano registrati nel campo normativo e della consapevolezza e informazione sui diritti, mentre le maggiori carenze riguardano l’indipendenza delle istituzioni, la corruzione, il sistema penitenziario e, nonostante le riforme del settore, quello giudiziario (garanzia di un equo processo in tempi ragionevoli ed esecuzione delle sentenze).

L’osservanza dei diritti umani all’interno delle stazioni di polizia, dei commissariati e del sistema penitenziario albanese, è una delle questioni più critiche. Si registrano miglioramenti delle condizioni materiali degli istituti di detenzione, considerate precedentemente inaccettabili anche dal Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa (CPT), grazie a lavori di costruzione e ristrutturazione, anche con finanziamenti europei. Ciò nonostante le condizioni di vita (spazio, illuminazione, aerazione, riscaldamento, sanitari, cibo, igiene personale) restano in molti casi al di sotto degli standard internazionali; l’accesso a servizi medici, in particolare alle cure specialistiche ed all’assistenza psicologica e psichiatrica è ancora inadeguato (es. si trovano solamente tre psichiatri nell’intero sistema penitenziario). Il sistema di custodia cautelare è quello in cui avvengono i maggiori abusi: in primo luogo la frequenza e la durata della detenzione pre-processuale risultano eccessive, in contrasto con l’uso straordinario previsto dalle norme internazionali e nazionali, soprattutto rispetto alla giustizia minorile; in secondo luogo, la condizione transitoria e temporanea di questa categoria di detenuti li espone maggiormente al pericolo di maltrattamenti e violenze; inoltre, anche per carenze infrastrutturali e finanziarie, le condizioni materiali sono peggiori e spesso le persone in custodia sono discriminate rispetto agli altri detenuti in quanto a godimento effettivo del diritto ad attività educative, professionali, ricreative. L’altra categoria nell’ambito della giustizia penale, oltre ai minori, che necessita delle maggiori azioni perché sia garantito un trattamento specifico e appropriato, è quella dei detenuti affetti da disturbi mentali per i quali non è ancora in funzione, anche se prevista, un’istituzione specifica. Le denunce di torture e maltrattamenti da parte di agenti di polizia si sono ridotte e la situazione è senz’altro migliorata con il passaggio di competenze del sistema di custodia cautelare dal Ministero dell’Interno al Ministero della Giustizia nel 2007 e con l’attività dell’Ombudsman, tuttavia questa resta una delle più gravi violazioni dei diritti individuali in Albania. Nel suo rapporto di monitoraggio del 2010 l’Istituto Europeo di Tirana [2], ad esempio, non ha registrato alcun caso di denuncia di tortura ma vari casi di maltrattamento nei centri di custodia cautelare di Vlora, Rrogozhina, Tepelena, Lezha e Korça; particolare attenzione – prosegue il rapporto – va riservata alle misure di isolamento e di costrizione, dopo il ritrovamento nel 2009 di pazienti dell’Ospedale Penitenziario legati ai letti con catene e nel 2010 di un detenuto in custodia cautelare con mani e piedi legati insieme e in testa un casco integrale (per impedirgli di farsi del male da solo, secondo lo staff carcerario).

Relativamente ai diritti delle donne lo Stato albanese ha significativamente rafforzato il quadro di tutela legislativo e istituzionale sulla parità di genere e sulla lotta alla violenza domestica, fenomeno molto diffuso nella società albanese. Dall’introduzione della Legge sulla Violenza Domestica nel 2007 c’è stato un consistente aumento delle segnalazioni e delle richieste di ordini di protezione, interpretabile come il segnale di una maggiore consapevolezza da parte delle vittime. Quelli denunciati rappresentano però solo una piccola percentuale dei casi che, soprattutto nelle aree rurali, continuano a rimanere nascosti. La tutela delle donne da ogni forma di violenza necessita tuttavia di ulteriore rafforzamento ed effettività: introduzione nel Codice Penale della violenza domestica come reato specifico, garanzia dell’accesso delle vittime alla giustizia anche attraverso servizi di assistenza legale gratuita, formazione dei funzionari di polizia per l’esecuzione e la gestione degli ordini di protezione, miglioramento del coordinamento delle autorità statali con altri soggetti quali le Organizzazioni della società civile, interlocutore privilegiato delle vittime, in particolare attraverso il finanziamento pubblico delle case di accoglienza gestite da ONG, maggiore attenzione alla reintegrazione sociale delle vittime di abusi.

Da monitorare, seppur in riduzione, è anche il fenomeno della tratta di esseri umani, uno dei più gravi dell’Albania postcomunista. Mentre il traffico verso i Paesi dell’Europa occidentale si è ridotto significativamente – pur rimanendo l’Albania un Paese d’origine – sul piano interno continua nelle forme dello sfruttamento delle donne a scopo sessuale, così come quello dei minori a scopo di lavoro forzato e/o accattonaggio. La Legge sulla protezione dalla discriminazione del 2010 e l’istituzione del relativo Commissario rappresentano un importante passo avanti, tuttavia discriminazione e intolleranza rimangono diffuse, anche con casi di violenza, soprattutto riguardo ai diritti di LGBT. Inoltre l’Ufficio del Commissario non ha ancora raggiunto la piena operatività.

Ulteriori sfide sono rappresentate dal rafforzamento della protezione dei diritti dei minori, dei disabili e del trattamento dei Rom. Questi ultimi costituiscono la minoranza più vulnerabile in Albania, caratterizzata da diffusa povertà, emarginazione socio-economica, frequente discriminazione nell’accesso all’istruzione, alla protezione sociale ai servizi sanitari, al lavoro e ad un alloggio adeguato. Lo Stato albanese ha adottato una Strategia nazionale nel 2003 ed è parte della Roma Decade Initiative 2005-2015, tuttavia il problema resta sempre quello della lentezza nella messa in pratica, a causa di insufficienti risorse umane e finanziarie e dello scarso coordinamento tra le istituzioni.


Note

1. Albanian Helsinki Committee, Albanian Center for Human Rights, European Institute of Tirana.

2. Maggiori dettagli sul rispetto dei diritti umani nel sistema di custodia cautelare albanese si trovano nei Monitoring Reports dello European Institute of Tirana, disponibili su

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