Aguzzi Laura

Elezioni presidenziali 2011 nella Repubblica Democratica del Congo: un banco di prova per la tenuta politica e sociale del paese [26/11/2011]

Timido, schivo, introverso. Joseph Kabila, l'attuale presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDC), ha fatto del suo carattere un aspetto del suo modo di governare. Poche interviste ai media internazionali, apparizioni in pubblico ridotto al minimo. Nonostante la posa impettita e compunta, Kabila ha ancora l'aria di un ragazzotto impacciato alla guida di un paese troppo vasto, e troppo ricco di risorse.

Un paese che da qui a pochi giorni dovrà sottoporre a una nuova valutazione l'operato politico del suo presidente. Forse, per Kabila, la prima reale valutazione. Il 28 novembre, infatti, dovrebbero tenersi nuove elezioni presidenziali e legislative in RDC. Elezioni che non sarebbero soltanto un banco di prova per Kabila, ma (e soprattutto) per l'intero paese: una prova di democrazia generale, condotta in maniera assai più indipendente rispetto al 2006, quando il sostegno logistico fu fornito per il 90% da donatori esterni. Il condizionale però rimane d'obbligo: molti interrogativi gravano infatti sulla fattibilità e sulle eventuali conseguenze che le elezioni potrebbero scatenare. In particolare, tre aspetti inquietano osservatori internazionali e ONG operanti nella RDC: l'aspetto logistico e il rischio di brogli, l'emergere di eventuali violenze durante la campagna elettorale, e la contestazione del risultato finale. Si teme, insomma, che le affinità con le elezioni in Costa d'Avorio del 2010 non si limitino alla scelta del giorno (il 28 novembre appunto) e che possano esplodere violenze post-elettorali, facendolo ripiombare nel caos un paese già molto provato. Con conseguenze negative sulla stabilità dell'intera regione [1].

D’altronde la stessa ascesa di Kabila si è svolta in circostanze molto complesse. L'attuale Presidente della RDC prese il potere dieci anni fa, durante la Seconda Guerra del Congo (o Guerra Mondiale Africana), succedendo al padre Laurent, ucciso dalle sue guardie del corpo. Kabila junior divenne allora, nel 2001, il presidente più giovane al mondo, ritrovandosi, a soli 30 anni, a capo di un paese complesso ed enorme. Nel 2006 Kabila vinse le prime elezioni democratiche tenutesi nella storia della RDC, ribadendo attraverso un mandato elettorale quello che aveva già ottenuto di fatto. Il suo governo ha lungamente usufruito del sostegno dei paesi occidentali (in particolare di Stati Uniti e Francia) e di influenti alleati regionali, come il Sudafrica e l'Angola. Determinante, però, è stato il favore degli uomini d'affari che contano e dei magnati delle miniere, che con l'appoggio di Kabila junior hanno firmato accordi multi-milionari in RDC.

In realtà un alone di mistero circonda la sua relazione filiale con Laurent Desire Kabila, l'uomo del colpo di stato del 1997. Molti sostengono che il vero nome di Joseph Kabila sia Hyppolite Kanombe, che sia nato in Rwanda e non nell'est della RDC, solo adottato da Kabila padre in seconde nozze; alcuni lo hanno anche rappresentato come una sorta di “cavallo di Troia” da parte di Paul Kagame (attuale presidente del Rwanda), e degli USA, per ottenere un “remote control” sulla RDC. Difficile, indubbiamente, appurare quanto ci sia di vero in queste voci: certo è, però, che nel 1997, con il pretesto di inseguire le milizie Hutu, il minuscolo stato ruandese invadeva il gigante congolese, dava rinforzi ai ribelli anti Mobutu e apportava un fondamentale contributo all'installarsi di Laurent Kabila come presidente. Finiva così la prima guerra del Congo, seguita di lì a poco dalla Seconda. Passata alla storia con il nome di Guerra Mondiale Africana, questa avrebbe visto un ribaltamento consistente di schieramenti, con il Rwanda e il Burundi ora solidi alleati contro la RDC. Una guerra combattuta tra il 1998 e il 2003, 8 nazioni africane coinvolte (le tre già menzionate più Namibia, Zimbabwe, Angola, Chad e Uganda), una miriade di gruppi armati in azione, e, tra violenze, epidemie e carestie, circa 5,4 milioni di morti lasciati sul campo. Gli strascichi pesanti di un conflitto di tale portata disegnano tutt'oggi il panorama umano, politico e sociale dell'intera regione dei Grandi Laghi.

È forse anche a causa di questi retaggi del passato, di una storia fatta di guerre e violenza, che dal punto di vista logistico queste elezioni sono caratterizzate da un grande frazionamento politico: 18.386 candidati per 500 seggi, 450 partiti politici e una grande maggioranza di candidature indipendenti. Per la carica di presidente, 10 uomini sfideranno la conferma del mandato a Kabila, l'undicesimo candidato. Anche lui si presenta ufficialmente come indipendente, seppur sostenuto da numerose formazioni (ad esempio il PALU, Parti lumumbiste unifié, con i suoi 466 candidati o l'AFDC, Alliance des forces démocratiques du Congo, con 383). A questo atomizzato paesaggio politico, si aggiunga l'organizzazione di una macchina burocratica nazionale per un paese di enormi dimensioni [2], e con una forte carenza di infrastrutture per trasporti e comunicazioni: un vero incubo. I numeri delle elezioni parlano da se: 180.000 mila urne fabbricate in Cina devono ancora essere ripartire attraverso tutto il territorio nazionale. 62.000 uffici elettorali. 64 milioni di schede elettorali, appena stampate in Sudafrica, in attesa di essere distribuite con l'aiuto logistico della CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente) e della MONUSCO (la missione ONU nel paese). Date le condizioni, non stupisce che molti think tanks influenti come l'International Crisis Group o il Centro Carter abbiano avanzato appelli pressanti per aggiustare il meccanismo organizzativo e garantire elezioni trasparenti. Perfino la CENI, che dall'inizio di ottobre continua meccanicamente a ripetere “Le elezioni ci saranno e la data non si sposta” ha iniziato a vacillare. Salvo poi fare marcia indietro, per precisare nuovamente che le elezioni ci saranno.

Tuttavia, ombre assai più inquietanti si allungano sulla buona riuscita delle elezioni. Prima di tutto i toni che la campagna elettorale, lanciata il 28 ottobre, sta assumendo. Violenti scontri tra diverse fazioni politiche si sono registrati nell'ultimo mese un po' in tutto il paese. L'ultimo in ordine di tempo il 18 novembre in Katanga, a Kamina, dove, secondo alcuni testimoni [3], sostenitori di Kabila hanno aggredito e ferito manifestanti in favore di Etienne Tshishekeidi, presidente dell'UPDS (Union pour la démocratie et le progrès social) e pericolo numero uno alle prossime elezioni per l'attuale governo. Si è detto, per esempio, che un membro del PRRD (Parti du Peuple pour la Reconstruction et la Démocratie), il partito al potere, fosse morto a Barcellona il 17 novembre dopo esser caduto in un imboscata. L'ambasciata spagnola a Kinshasha ha però smentito energicamente, rinforzando le accuse di impostura sull'UPDS e incrementando ulteriormente la tensione tra i vari attori politici. Infine, dal punto di vista della sicurezza, c'è un ultimo aspetto inquietante: la partecipazione allo scrutinio elettorale di candidati su cui pende un mandato d'arresto internazionale. È questo per esempio il caso di Ntabo Ntaberi Sheka, leader delle milizie Mai Mai, e candidato per l'Assembleé Nationale nonostante sia incriminato di stupro di massa, secondo quanto denunciato dall'ONG americana Human Rights Watch. In questo clima crescente di tensione, la Corte Penale Internazionale ha messo la RDC sotto sorveglianza.

I maggiori sfidanti alla rielezione, data a volte per scontata, di Kabila sono Vital Kamerhe, segretario dell'UNC (Union pour la Nation Congolaise), e, appunto, Tshishekeidi. Il primo si presenta come leader modernizzatore e moderato anche se è un vecchio collaboratore di Kabila, tanto da essere stato presidente dell'Assemblée Nationale dal 2006 al 2009. La frattura con l'attuale presidente si consuma in quell'anno, in occasione di un intervento militare secreto coordinato tra Rwanda e RDC nell'est del paese. Economista di formazione, nel suo libro recente (“Les fondements de la politique transatlantique en République Démocratique du Congo”) sostiene di voler essere per il suo paese quello che Lula è stato per il Brasile. Può attrarre alcuni giovani e intellettuali ma è considerato troppo vicino all'attuale presidente da buona parte dell'opinione pubblica. Alcuni dei suoi comizi, anche all'estero, sono stati interrotti violentemente da sostenitori di altri partiti politici.

In realtà però il vero sfidante per Kabila rimane Etienne Tshisekeidi. Figura leggendaria dell'opposizione congolese, oppositore di Mobutu e dei due Kabila, padre e figlio, ha vissuto l'esilio e la prigione e raccoglie grandi consensi tra i congolesi della diaspora. Giurista, primo laureato in legge della RDC, ha avuto incarichi di governo fin dai primi passi dell'indipendenza del suo paese, di cui si è celebrato il cinquantenario l'anno scorso. Dopo anni di opposizione al dittatore Mobuto, rifiutò nel 1997 di entrare a far parte del governo di Laurent Kabila, boicottando inoltre le elezioni del 2006, considerate come una farsa. Uomo di stato, il suo obiettivo è cambiare la vita pubblica e politica congolese, rinforzando il controllo sull'esercito e sulle forze dell'ordine, dando accesso a servizi basici a tutti cittadini, ristabilendo l'ordine laddove gruppi armati e paramilitari terrorizzano la popolazione. In particolare nell'est del paese, e specie in Sud Kivu, Tshishekeidi potrebbe beneficiare di un crescente malcontento della popolazione nei confronti di Kabila. Nonostante, infatti, l'attuale presidente si fosse presentato nel 2006 come pacificatore di questa martoriata regione, non è riuscito a contrastare efficacemente l'incessante aumento di conflitti e violenze perpetrate dalle milizie ruandesi e altri gruppi armati.

A dispetto del suo pedigree di politico anti-dittatoriale, però, è stato proprio questo mostro sacro della politica congolese, in un intervista rilasciata ad una TV locale, ad alzare di molto i toni della campagna: autoproclamatosi “Presidente”, ha invitato i suoi sostenitori ad attaccare le prigioni e liberare i membri del partito detenuti dal governo. Le condanne sono piovute da più parti, anche dal governo francese e da osservatori indipendenti. Di fronte alle reazioni internazionali, Tshishekeidi si è poi giustificato dicendo che il suo obiettivo era di “sollevare il popolo congolese dalla paura” e liberarlo dalla manipolazione di un potere mediatico e poliziesco asfissiante. Bisogna riconoscere, in effetti, che sostenitori dell'UPDS sono stati uccisi durante le loro manifestazioni settimanali del giovedì a Kinshasa. Ugualmente altre manifestazioni dello stesso partito nelle province sono state regolarmente represse in modo violento. Inoltre, Tshishekeidi non beneficia delle risorse monetarie a disposizione di Kabila, che nel frattempo ha assoldato popolari cantanti per sostenere la propria campagna. Certo, tutto ciò non giustifica l'incitamento alla violenza, ma ci aiuta a comprendere il clima che si respira in queste ore in RDC.

Kabila e Tshishekeidi si dichiarano entrambi sicuri della vittoria. Uno dei due accetterà l'eventuale sconfitta? Dieci partiti su undici hanno già firmato il codice di buona condotta [4], che sembrano sempre più prendere la forma di un derby politico tra Tshishekeidi e Kabila. Non resta che attendere il 28 novembre per vedere quali saranno i risultati.


Note

1. Vedere ad esempio l'articolo di Serena Ricci “Burundi: il processo di pace sull’orlo del baratro?” del 6 ottobre 2011, relativo alla situazione in Burundi, pubblicato su Cartografare il Presente

2. Circa 2,34 milioni di km2, equivalente a 4 volte e mezzo la Spagna

3. Si veda: Jeune Afrique

4. Disponibile su http://docs.google.com/viewer?url=http://radiookapi.net/files/code-de-bonne-conduite.pdf&hl=en_US&chrome=true]], proposto dalla CENI per assicurare uno svolgimento pacifico delle elezioni. L'unico partito ancora assente all'appello è, senza grande sorpresa, proprio l'UPDS: Tshishekeidi condiziona infatti la sua firma al rilascio di alcuni dei suoi sostenitori, prigionieri politici sotto il governo Kabila. È evidente dunque che l'atmosfera nel paese rimane tesa ed inizia anche a surriscaldarsi a pochi giorni dalla data fatidica. Difficile dire fin d'ora che vincerà le elezioni[[Per una stima delle percentuali di voto per provincia: http://congosiasa.blogspot.com

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