López Izquierdo Nieves, Labanti Federico

L’ambiente sacrificato del bacino di Maracaibo (II parte) [11/12/2011]

Sulla costa del lago di Maracaibo si trovano circa trenta villaggi palaffittici di origine indigena. Per secoli, queste popolazioni indigene hanno vissuto in perfetta simbiosi con l’ambiente lagunare, ma questo delicato rapporto è stato compromesso negli ultimi anni dalla pressione demografica e dai crescenti livelli di inquinamento del lago da cui dipende la loro attività economica principale: la pesca.

 

Contrabbando di benzina nella laguna di Sinamaica

A nord di Maracaibo la laguna di Sinamaica costituisce un paradiso naturale, un dedalo di canali e mangrovie, scenario della cultura indigena Añú. Recentemente gli abitanti della laguna hanno intrapreso un’attività alternativa alla pesca tradizionale, di giorno in giorno più scarsa a causa dell’inquinamento dell’acqua: il trasporto illegale di benzina. Carlos, un pescatore della laguna, ci racconta come funziona questo traffico mentre conduce la barca lungo il labirinto d’acqua: «Da un paio d’anni il trasporto dei bidoni va molto bene. Qui non ci sono altre fonti di guadagno, è sempre più difficile pescare e la vita è sempre più cara. Grazie a Dio alcuni padri di famiglia hanno trovato un aiuto dal trasporto dei bidoni». «I contrabbandieri riempiono le auto alle stazioni di servizio – continua Carlos – sono macchine grandi, con i serbatoi modificati con più capacità del normale. Sulle rive della laguna, a Carrasquero, travasano la benzina nei bidoni e contrattano le barche che li trasportano dall’altra parte, a nord, dove vengono raccolti dai camion che li rivendono nei pressi della frontiera con la Colombia, ad un prezzo molto più alto che in Venezuela. Grazie alle barche si riesce ad evitare il Río Limón e la strada costiera dove si concentrano i controlli della polizia. Pagano circa 50 bolívares il bidone (9€), anche se il prezzo dipende molto dal mercato».

Magaly, un’anziana añú che abita in una palafitta ci racconta: «Oggi siamo invasi dall’inquinamento. Con tanto trasportare questi bidoni l’acqua si riempie di benzina, è per questo che i pesci muoiono. Oltre a ciò è molto pericoloso perché i bidoni vengono immagazzinati nelle palafitte, e basta una scintilla da nulla per far esplodere tutto…è un disastro, è già successo tre volte. Certo, se però devo scegliere tra i bidoni o vedere i bambini fare la fame…È vero che oggi non ci sono altri lavori, il problema è che la gente non ha ancora capito che sarebbe possibile sviluppare altre attività nel rispetto della nostra terra, del nostro ecosistema».

Carlos nella Laguna di Sinamaica
Carlos nella Laguna di Sinamaica
Pescatori – Laguna di Sinamaica
Pescatori – Laguna di Sinamaica
Palafitta Añu – Laguna di Sinamaica
Palafitta Añu – Laguna di Sinamaica
Contrabbando di benzina e stoccaggio in una casa – Laguna di Sinamaica
Contrabbando di benzina e stoccaggio in una casa – Laguna di Sinamaica
Contrabbando di benzina e stoccaggio in una casa – Laguna di Sinamaica
Contrabbando di benzina e stoccaggio in una casa – Laguna di Sinamaica
Contrabbando di benzina e stoccaggio in una casa – Laguna di Sinamaica
Contrabbando di benzina e stoccaggio in una casa – Laguna di Sinamaica
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Una nuova periferia degradata.

Un'altra enclave storica della cultura "anfibia" añú è la località di Santa Rosa de Aguas, a pochi chilometri dal centro di Maracaibo, nel punto dove la baia si restringe dando luogo allo stretto. Solo venti anni fa era una piccola località separata dalla metropoli, costruita interamente sull'acqua, grazie a palafitte di legno di mangrovia e in cui l'attività economica ancestrale, la pesca, conviveva con la moderna attività turistica. In poco tempo il delicato ecosistema è stato fagocitato dalla crescita incontrollata delle periferie attorno alla città di Maracaibo.

L'afflusso costante di nuovi abitanti in cerca di opportunità di lavoro in città, attratti dalla sistemazione comoda ed economica di Santa Rosa, ha incentivato il riempimento di una parte della costa per fare spazio alle nuove umili abitazioni, unendo così alla terra quello che prima era un complesso esclusivamente palafittico. Con la crescita demografica si sono accentuati anche i problemi ambientali e sociali. Analcy Rodríguez, coodinatrice del Centro di Educazione Popolare di Santa Rosa, ci spiega: «Da un lato l’esplosione demografica ci ha trascinato nella voragine dell'insicurezza dall'altro ha annientato il turismo. Prima ci conoscevamo tutti, eravamo poche famiglie e la delinquenza semplicemente non esisteva. Oggi le condizioni di miseria generalizzata hanno favorito l'aumento di furti e assalti». Alla perdita di interesse turistico del sito ha contribuito anche la cementificazione massiccia delle case e la contaminazione dell'acqua. «Un altro dei problemi con cui ci siamo scontrati negli ultimi anni – prosegue Analcy - è lo scarico dei residui urbani direttamente nel lago. Santa Rosa non ha un sistema di raccolta dei rifiuti, né un trattamento delle acque residuali e nonostante abbiamo dato vita a numerose campagne di sensibilizzazione tra i vicini, si continua a gettare tutto nel lago. Inoltre le correnti del lago, che risalgono dalla foce del Rio Catatumbo fino alla bocca del lago, portano fin qui i rifiuti prodotti lungo tutta la costa. Tutto converge qui». Il patrimonio naturale di Santa Rosa comprende anche un’estesa foresta di mangrovie, la Punta Capitán Chico, che attualmente costituisce l'unico polmone verde della città di Maracaibo. «La foresta è soggetta ad una pressione enorme, tra la contaminazione diretta delle emissioni del complesso petrolchimico e l'accumulo di rifiuti, plastiche, lattine, scarichi delle cloache a cielo aperto ecc...».

Città lacustre di Santa Rosa de Agua, Maracaibo.
Città lacustre di Santa Rosa de Agua, Maracaibo.
Chucho, pescatore di Santa Rosa de Agua, nella baia el Tablazo
Chucho, pescatore di Santa Rosa de Agua, nella baia el Tablazo
Radio comunitaria nel Centro di Educazione Popolare \
Radio comunitaria nel Centro di Educazione Popolare \
Giovane pescatore – Santa Rosa de Agua
Giovane pescatore – Santa Rosa de Agua
Città lacustre di Santa Rosa de Agua, Maracaibo.
Città lacustre di Santa Rosa de Agua, Maracaibo.

Riconosciuti sulla carta, ignorati nella pratica

Nel 1999, la Costituzione venezuelana riconosce per la prima volta i diritti delle popolazioni indigene segnando un grande progresso culturale nella storia del paese. Malgrado ciò, molte di queste popolazioni vivono ancora in condizioni di marginalità sociale ed economica. Il crescente degrado ambientale dei loro habitat e la mancata delimitazione delle loro terre sono in genere i problemi più difficili a cui si devono confrontare. Le popolazioni indigene Añú, Wayuú, Yukpa e Barí, che abitano la fascia di terra tra la Colombia e la costa occidentale del lago di Maracaibo, soffrono più che altre le pressioni dovute all’inquinamento e agli interessi economici legati alla presenza di risorse strategiche. Sebbene oggi si trovino ad affrontare una delle fasi più critiche della loro storia, hanno tuttavia, più di ieri, la possibilità di far sentire la loro voce e di vedere riconosciuti i propri diritti costituzionali.



Ringraziamenti

Questo reportage è stato realizzato grazie alla collaborazione di esperti che durante il mese di agosto di 2010 ci hanno guidato, consigliato e fornito documenti preziosi. A tutti loro il nostro ringraziamento:

Nicanor Cifuentes e Ángel Oroño (Universidad Bolivariana de Venezuela, Maracaibo); Lusbi Portillo e Elpidio González (Sociedad Homo et Natura); Deysi Cure (Gobernación del Zulia, Dir. Estadística e Información); Ingrid Muñoz (Instituto para la conservación del Lago de Maracaibo); Johel Salas (Instituto Zuliano de estudios frontalizos); Ofelia del Pino (Gobernación del Zulia, Sec. Ambiente, Tierras y Ordenación del Territorio); Pilar Conada (Instituto Geográfico de Venezuela); Giovanny Villalobos e Analci Rodríguez (Centro de Educación Popular de Maracaibo); José Gregorio González (Biblioteca Pública del Zulia).


Una prima versione di questo reportage è stata pubblicata in "Visions cartographiques", blog de "Le monde Diplomatique", 15 luglio 2012.

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