Figarol Nadège

La Svezia senza petrolio [24/08/2007]

Traduzione di Silvia Dotti

Impegnata da più di 30 anni in una politica d’efficacia energetica, la Svezia ha riunito una commissione di esperti perché proponga strategie atte a diminuire drasticamente la dipendenza del paese dal petrolio. Scommettendo sul cambiamento comportamentale indotto dalle disposizioni fiscali, la Svezia sostiene un modello alternativo di sviluppo, in cui le nuove tecnologie, soprattutto i biocombustibili prodotti localmente, costituiscono un fattore determinante.

 

“Il consumo di petrolio e il riscaldamento climatico sono due facce della stessa medaglia”. Partendo da questa constatazione e dal declino delle riserve di energia fossile, la “Commissione per l’indipendenza dal petrolio”, costituita su richiesta del governo svedese, ha elaborato una strategia radicale. I ricercatori, gli industriali e i funzionari riuniti nella Commissione hanno pubblicato, nel 2006, un rapporto intitolato Fare della Svezia una società senza petrolio, che rimette in questione il modello di sviluppo delle società occidentali. Se una parte delle misure proposte si basa sulle potenzialità delle risorse locali – come “l’oro verde svedese”, i biocarburanti che si possono ricavare dalle immense aree boschive ed agricole della Svezia -, l’obiettivo prefissato oltrepassa l’ambito nazionale. Le misure in oggetto, infatti, mirano anche ad innescare un movimento internazionale per cui ogni paese, almeno nell’ambito dell’Unione Europea, giunga a determinare le condizioni che gli permetteranno di sostituire le energie rinnovabili al petrolio.

Tuttavia, il ricorso a nuove fonti energetiche costituisce soltanto uno degli aspetti del programma svedese. Esso prevede infatti una strategia globale d'efficacia energetica che coinvolge tutta la società e che, avviata negli anni 70, ha già dato i primi risultati. Secondo il governo, è grazie a questa politica di economia energetica, coniugata alla diversificazione dei combustibili, che la quota del petrolio nell’energia totale consumata in Svezia è passata dal 70% nel 1970 al 30% di oggi. Per quanto ambizioso possa sembrare, l’obiettivo governativo di mettere fine alla dipendenza energetica si inscrive, quindi, nella continuità di una politica che si intensificherà ulteriormente entro il 2020, prima tappa del programma.

I risultati più spettacolari sono stati ottenuti nel riscaldamento degli edifici residenziali e commerciali: il consumo di petrolio è diminuito del 70% in 30 anni, a vantaggio della biomassa (legno, rifiuti vegetali, ecc.). La tassazione gravante sulle emissioni di idrocarburi - in particolare l’imposizione, nel 1991, della tassa sul diossido di carbonio - è una delle misure chiave che hanno permesso questo cambiamento. Per raggiungere l’obiettivo di un affrancamento totale, nel 2020, dalla dipendenza petrolifera di tutti gli immobili residenziali e commerciali, gli esperti hanno proposto diverse iniziative, molte delle quali sono già in atto da anni: isolamento e ventilazione degli edifici con sistemi domotici; sviluppo di una rete di riscaldamento urbano per il recupero del calore proveniente dalle industrie e dai rifiuti; soppressione del riscaldamento elettrico; crediti d’imposta per incoraggiare l’allacciamento alla rete di riscaldamento urbano o l’installazione di caldaie a legna; vantaggi fiscali accordati ai proprietari in funzione delle prestazioni energetiche delle abitazioni.

In merito al settore dei trasporti, che costituisce il problema principale perché assorbe i due terzi del petrolio consumato in Svezia, gli esperti hanno riconosciuto che un’indipendenza totale potrà essere raggiunta solo tra molti decenni. Gli obiettivi fissati per il 2020 considerano questa data come una prima tappa, in corrispondenza della quale l’impiego di idrocarburi dovrà essere ridotto il più possibile, almeno del 40 o del 50%. Anche in quest’ambito la politica di efficacia energetica è fondamentale. All’avanguardia nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la Svezia desidera sviluppare un modello sociale in cui le esigenze di spostamento fisico siano ridotte al minimo. Si tratta di favorire il lavoro a distanza e le riunioni in videconferenza. La competitività del treno come alternativa all’aereo dovrà essere rafforzata e la Commissione per l’indipendenza petrolifera insiste sulla necessità d’includere il trasporto aereo nel mercato europeo dei gas a effetto serra. In base al rapporto degli esperti, l’utilizzo del trasporto pubblico potrà essere aumentato del 30%, con misure come sgravi fiscali per le imprese che offriranno il trasporto ai loro dipendenti.

La Commissione punta anche su altri cambiamenti comportamentali. Ad esempio, la diffusione dell’auto-condivisione potrebbe far diminuire del 20% il consumo di benzina. Dal marzo del 2006, un sistema di guida economica – il cosiddetto “ecodriving” – viene insegnato obbligatoriamente in tutte le scuole guida. Poiché la maggior parte dei veicoli svedesi funziona a nafta o a benzina, gli esperti hanno proposto diversi provvedimenti per accelerare il rinnovamento del parco auto, con automobili che consumino meno ed inquinino meno. A Stoccolma, è già stata introdotta la gratuità dei parcheggi e dei pedaggi urbani per i veicoli più rispettosi dell’ambiente. La tassazione sulle emissioni di gas inquinanti potrebbe essere intensificata in favore di automobili “pulite”. Lo Stato intende investire nei veicoli ibridi, che funzionano ad elettricità, per sviluppare questo mercato, ma intende anche etichettare le “auto verdi” per orientare il consumatore.

Primo tra i paesi europei che utilizzano l’etanolo ed impegnata a promuoverlo attivamente presso l’Unione Europea -, la Svezia intende investire inoltre nei biocarburanti, per sostituire progressivamente la benzina e il diesel. Quasi il 3% del parco auto, oggi, funziona con l’E5 (un composto contenente il 95% di petrolio e il 5% di etanolo), ma l’etanolo impiegato è importato per la maggior parte dal Brasile. Prevedendo una domanda crescente e un aumento dei prezzi, gli esperti della Commissione hanno incitato il governo a continuare a sostenere la produzione di biocarburanti di seconda generazione. Attualmente realizzati in fabbriche pilota a partire dai residui delle colture e dello sfruttamento forestale, ma anche dal metano prodotto dai rifiuti organici, questi biocombustibili dovrebbero essere molto più redditizi dell’etanolo che si ricava dalla canna da zucchero. Inoltre, lo sfruttamento di questi “giacimenti” locali dovrebbe rispettare un modello di sviluppo sostenibile, mentre le condizioni di produzione intensiva dei biocarburanti di prima generazione possono avere gravi conseguenze sociali e ambientali, entrando persino in competizione con le colture alimentari.

La ricerca e lo sviluppo svolgono, quindi, un ruolo fondamentale nella strategia proposta dalla Commissione, sia in termini d'efficacia energetica sia in termini di nuove risorse, atte a sostituire il petrolio. Lungi dal considerare la fine delle energie fossili come una fatalità, la Svezia si prepara ad entrare in un altro sistema di sviluppo, investendo massicciamente nelle nuove tecnologie. Con un’ambizione: essere tra i paesi più competitivi in materia di sviluppo sostenibile.

Bibliografia

  • Meunier, F., Castelain Meunier, C., Adieu pétrole, vive les énergies renouvelables, édition Dunod, ottobre 2006.
  • Wingert, J.-L., La vie après le pétrole: de la pénurie aux énergies nouvelles, édition Autrement, febbraio 2005.

Sitografia

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