Rialhe Anne

Il trasporto passeggeri, pubblico e privato: esplosione della mobilità [24/08/2007]

Traduzione di Silvia Dotti

L’automobile è un vero e proprio strumento di differenziazione, portatore di mode e di fantasmi… a detrimento della nostra salute, di altri tipi di trasporto e del pianeta. Questa situazione non può né estendersi né protrarsi nel tempo. La nostra mentalità e i nostri comportamenti devono cambiare, e rapidamente. Panorama e soluzioni.

 

Spostarsi

Andare a piedi a prendere l’acqua ad un pozzo o la legna per cucinare, accompagnare i propri figli a scuola in metropolitana, andare a coltivare il proprio campo a cavallo, andare in ufficio in bicicletta, andare a trovare gli amici in treno…spostarsi fa parte della quotidianità di ogni persona. Ma, contrariamente a quanto potrebbero lasciar intendere questi esempi, i paesi “sviluppati” ricorrono sempre più al trasporto motorizzato: l’automobile per andare a scuola, al lavoro o a fare la spesa; l’aereo per i viaggi di lavoro e di piacere. E trasporto motorizzato significa energia ricavata dal petrolio e dai suoi derivati, nonché emissioni di gas a effetto serra che intensificano il cambiamento climatico.

Una mobilità altamente diseguale

Il trasporto mondiale assorbe 1.975 Mtep (milioni di tonnellate di equivalente petrolio) all’anno, cioè il 26% del consumo di energia. Ma se il consumo energetico medio per i trasporti è di 0,32 tep/abitante (tonnellate di equivalente petrolio per abitante), i consumi variano sensibilmente da un continente all’altro: un francese consuma 0,88 tep, un nordamericano 2,21 tep, un africano 0,07 tep. Ora, la mobilità motorizzata, così come viene praticata nei paesi “sviluppati”, non è sostenibile né per il pianeta né per la società. Siamo come drogati dal trasporto motorizzato, che costituisce il 90% del trasporto passeggeri.

In Francia, tra il 1973 e il 2004, il parco auto è più che raddoppiato, passando da 14,3 a 29,9 milioni di veicoli, mentre la popolazione è aumentata soltanto del 14%. Oggi, in Francia, l’80% delle famiglie hanno un’automobile e il 30% ne possiede almeno due.

Ma il record della crescita spetta al trasporto aereo, con un aumento del 237% dal 1973 al 2004: l’incremento è dovuto allo sviluppo dei viaggi d’affari e di piacere, nonché alla liberalizzazione del mercato, che, con la creazione di compagnie a basso costo, ha democratizzato questa modalità di spostamento [1].

Gli aspetti negativi dei trasporti

La nostra ossessione per il trasporto motorizzato soffoca il pianeta, con tre conseguenze:

  • Il trasporto motorizzato è pericoloso. E noi lo dimentichiamo troppo spesso, considerando gli incidenti legati ai trasporti come fatalità. Nel 2004, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il trasporto “un dramma sanitario di prima categoria” [2], che causa 3.000 morti al giorno e si manifesta per il 90% nei paesi più poveri del mondo (quelli che dispongono in misura minore di trasporti motorizzati…).
  • Il trasporto motorizzato esclude le altre modalità di trasporto: tollerando a fatica la convivenza con pedoni, ciclisti e trasporti collettivi, li obbliga a proteggersi (costruzione di marciapiedi, piste ciclabili, aree verdi) o a ritirarsi sotto terra (metropolitana).
  • Il trasporto motorizzato modella lo spazio in favore di città a bassa densità di popolazione, molto sparpagliate. L’esempio più evidente è quello delle città americane della costa occidentale (con una densità di popolazione di meno di 25 abitanti per ettaro e un consumo per i trasporti di più di 1,5 tep/abitante). All’estremo opposto si collocano le città asiatiche, esemplificate da Hong-Kong (con una densità di quasi 350 abitanti per ettaro e un consumo di 0,1 tep/abitante). La questione urbanistica è cruciale, perché l’elaborazione e l’attuazione di un piano urbanistico richiede tempo. Le scelte fatte oggi in Francia - permettere la riurbanizzazione delle zone rurali e distruggere, allo stesso tempo, le terre agricole per creare le infrastrutture stradali che permettono di andare a lavorare “in città” – costituiscono una seria minaccia per le famiglie che devono mantenere due auto, vista la tendenza all’aumento del costo del petrolio.

Infine – ed è, forse, questo che scatenerà una reazione – le emissioni di gas a effetto serra del trasporto motorizzato sono stimate a 5.090 MTCO2 (milioni di tonnellate, nel 2004), cioè il 21% delle emissioni globali di CO2 [3].

Cosa si può fare?

Un cambiamento delle abitudini di trasporto è indispensabile. Ecco qualche proposta.

  • Si può diminuire la dimensione delle automobili: perché comprare una berlina per le vacanze, quando, nell’uso quotidiano, uno spostamento urbano su due è inferiore a 3 Km? Questa scelta è ancora più agevole oggi, ora che cominciano a diffondersi sistemi di condivisione delle automobili (auto-condivisione) [4] a prezzi allettanti.
  • Si possono riscoprire i cosiddetti sistemi di trasporto “dolci”, come la bicicletta e gli spostamenti a piedi! Si tende a dimenticarlo, ma la bicicletta e l’automobile hanno una velocità urbana quasi uguale, di circa 18 Km/h [5], dato che la bicicletta si sottrae agli ingorghi e ai problemi di parcheggio. Gli spostamenti a piedi, certo più lenti, sono la soluzione per i tragitti brevi. E…sono un buon sistema per ricreare legami sociali, per lottare contro il sovrappeso e l’obesità, soprattutto nei bambini.
  • I tragitti obbligati, come i tragitti casa-scuola, devono essere compiuti con modalità meno inquinanti: è il principio del cosiddetto “pedibus”. Sviluppato, ad esempio, in Provenza-Alpi-Costa Azzurra e nel Parco naturale regionale del Vercors, il pedibus è organizzato come un qualsiasi scuolabus, con fermate e percorsi fissi: un adulto davanti, un adulto dietro e i bambini che camminano in mezzo, da casa a scuola. Oltre ai vantaggi energetici, le modalità di trasporto dolci ricreano i legami sociali e fanno bene alla salute.
  • Anche per le vacanze bisogna optare per modalità di trasporto dolci, privilegiando il treno rispetto all’aereo. L’aumento del traffico aereo (dovuto alle offerte delle compagnie a basso costo) è insostenibile per il pianeta. L’equilibrio climatico richiede di non superare 1,8 tCO2 per persona all’anno, tutti i bisogni inclusi, mentre un’andata e ritorno [6] Lione-Torino emette già 0,64 tCO2 e un Parigi-Bangkok 4,16 tCO2. Una delle soluzioni che noi proponiamo, per qualsiasi spostamento aereo, consiste nel compensare le emissioni di CO2 con la costituzione di un fondo destinato, ad esempio, alla riforestazione. Anche i viaggi d’affari su lunga distanza che possono essere effettuati soltanto in aereo saranno compensati – ovviamente dopo aver accertato che questo spostamento non può essere sostituito da una videoconferenza!

Bibliografia

  • Les chiffres clés de l’énergie, Osservatorio dell’Energia

Sitografia


Note

1. Fonte: serie "Les chiffres clés de l’énergie", Osservatorio dell’Energia.

2. Fonte: “Le Monde”, 7 aprile 2004, e il sito dell’OMS.

3. Fonte: Réseau Action Climat (RAC).

4. Si veda, ad esempio, il sito “Auto’trement”, con le auto-condivisioni di Grenoble, Lione, Marsiglia.

5. Fonte: sito dell'Agenzia dell’Ambiente e della Gestione dell’Energia (ADEME).

6. Calcolo dell’Alternative per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente (AERE) a partire dai dati del Gruppo per le Energie Rinnovabili, l’Ambiente e la Solidarietà (GERES). Si veda il sito CO2Solidaire.

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