Dario Ingiusto

Governance mondiale [27/06/2013]

Testo a cura di Dominique Vidal

Nel 2012 gli Stati Uniti hanno contribuito al 21,6 per cento del pil mondiale, al 41 per cento delle spese militari mondiali e al 22 per cento dei finanziamenti all’Onu. Ma, come dimostra anche il fallimento degli interventi in Afghanistan e in Iraq, sembra che a questa straordinaria potenza economica e militare, costruita su una rete di alleanze e di basi che gli consente di proiettarsi in qualsiasi angolo del pianeta, non corrisponda più un’adeguata capacità di leadership mondiale.

Tra il 2020 e il 2030 la Cina dovrebbe diventare la prima potenza mondiale in termini di pil. Non si tratta semplicemente di uno spostamento dell’egemonia mondiale verso oriente. Alle vecchie e nuove potenze nazionali si affiancano oggi nuovi attori globali come i grandi organismi internazionali, le grandi imprese transnazionali o le agenzie di rating, che svolgono in molti casi vere e proprie funzioni sovrane.

Il governo del mondo è sempre più il frutto di negoziazioni e conflitti tra questi eterogenei centri di potere.

 

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Per saperne di più
• Noah Feldman, Cool war: the future of global competition (Random House, 2013)
• G. Fiaschi (a cura di), Governance. Oltre lo Stato? (Rubettino 2008)
• Charles A. Kupchan, No one’s world. The west, the rising rest, and the coming global turn (Oxford University Press, 2012)
• Anthony J. Nownes, Total lobbying. What Lobbists want (and how they try to get it) (Cambridge University Press 2006)
• Timothy J. Sinclair, The new master of capital. American bond rating agencies and the politics of creditworthiness (Cornell University Press 2008)

Sitografia
hir.harvard.edu
ecfr.eu/publications
brookings.edu
chathamhouse.org
cfr.org/publication

 

Una prima versione di questa carta è stata pubblicata in "Internazionale" 1006 del 28 giugno 2013 e on line sul sito di Internazionale

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